Avellino – Il 2014 verrà ricordato come l’anno della riconsacrazione – a distanza di qualche decennio – dell’Avellino, messosi seriamente di nuovo sulle tracce dei fasti di un tempo. Una seconda parte di campionato a singhiozzo pagata con l’amara esclusione dai play-off, un’estate da protagonista sul mercato e poi ancora sul campo con la terza annata di fila targata Rastelli per il definitivo salto di qualità in cadetteria. Per l’anno consegnato agli almanacchi dall’Avellino parlano i 54 punti messi in cascina nell’anno solare ed un appeal societario sempre più in crescita
Anno nuovo, vita così così. Dopo il ragguardevole bottino di 37 punti depositato in cassaforte dopo le prime ventuno giornate ed un mercato invernale che ha regalato a Rastelli i puntelli Decarli, Pizza e Ciano, l’Avellino va incontro ad una flessione, alti e bassi che si protrarranno fino all’infausto epilogo del 31 maggio. Raccolta la miseria di quattro punti nelle prime sei partite (pareggi per 1-1 con Latina, Ternana, Varese – tra le proteste in virtù di un gol palesemente irregolare per una carica a Terracciano nel recupero – e Pescara; ko con Novara e Lanciano), il primo acuto dell’anno sa di colpaccio a Empoli, dove il colpo di testa di Armando Izzo nella ripresa gela la formazione di Sarri, anti Palermo per eccellenza nella corsa al primo posto. Il blitz del “Castellani” resta tuttavia un episodio isolato, visto che i biancoverdi tornano ad inciampare a Bari e in casa con il Siena (0-1 in entrambe le occasioni con Joao Silva e Rosina implacabili giustizieri). Il pari (1-1) con svista (espulsione e rigore, poi fallito da Memushaj, per un inesistente tocco col braccio in area di Arini, autore poco prima del provvisorio 0-1) tampona la pericolosa emorragia di scivoloni. L’inverno del girone di ritorno dei lupi va in archivio con il magro gruzzoletto di otto punti in dieci partite, che fa registrare una significativa flessione delle chances play-off.
Una rondine non fa primavera. L’Avellino, però, riprende a marciare, agguantando la prima vittoria casalinga del girone di ritorno contro il Cittadella. Rastelli ringrazia Castaldo per i tre punti ma il clima al termine della partita è surreale: mentre lo stesso tecnico in sala stampa replica con un foglietto recante tutte le delusioni del recente passato biancoverde, all’esterno si consuma la protesta del tifo stizzito da un gesto di Millesi durante la partita. Animi surriscaldati da qualche scintilla di troppo, una nota diffusa dal Direttivo Curva Sud nelle ore successivo e poi la pax siglata con un incontro alla ripresa degli allenamenti perché il campionato non può attendere e propone la visita alla capolista Palermo. I rosanero sfiancano la resistenza biancoverde con due reti, un ko che non brucia ma che viene bissato dalla trappola tesa dal Brescia al “Partenio-Lombardi” con Corvia allo scadere. Sembra l’inizio di un altro tunnel, ma il derby di Pasqua contro la Juve Stabia, con tutte le insidie che prescindono dalla classifica, restituisce un Avellino combattivo con Castaldo e Galabinov protagonisti del pari in rimonta (2-2). E’ il preludio al brillante 2-0 casalingo sul temibile Crotone baby di Drago firmato Schiavon e Galabinov. L’ultimo mese è ancora un’altalena con l’en plein di ko esterni che pregiudicano il sogno play-off di D’Angelo e compagni. Maggio si apre con la resa senza condizioni di Cesena in un “Manuzzi” tabù (2-0). Lo Spezia restituisce il sorriso con la premiata ditta Schiavon-Gala (2-0), poi la vera e propria beffa tra le mura amiche con il Trapani, che trova il gol nel finale costringendo la formazione di Rastelli al pirotecnico 3-3. Scoraggiato, l’Avellino si sbriciola a Modena (1-0), si risolleva con il 3-0 alla Reggina ed infine affonda definitivamente a Padova, dove una squadra già retrocessa e prossima al fallimento ha la meglio negli ultimi fatali novanta minuti. Inutile la prodezza di Castaldo per rianimare un Avellino privo di parecchi titolari, ma oltremodo arrendevole nel tentare di allungare le mani sul sogno coltivato dalla piazza irpina.
Ricominciamo. Smaltita ben presto la bruciante delusione per l’harakiri play-off, l’Avellino ha comunque di che rallegrarsi con una rosa valorizzata e due attaccanti, Castaldo e Galabinov, che hanno mandato in archivio la stagione in doppia cifra. Undici le realizzazioni con record personale in B per il primo, quindici quelle messe a segno dal bulgaro, il quale a suon di prestazioni ha guadagnato anche un posto in attacco nella sua nazionale. Purtroppo per l’Avellino, però, l’ariete dell’Est deve rientrare al Livorno. Ma Walter Taccone si coccola i gioiellini Armando Izzo e Davide Zappacosta, che il suo allenatore ha svezzato con cura e attenzione, proponendoli a grandi palcoscenici.
La società in tal senso pregusta le plusvalenze e, pertanto, ha fretta di rimettersi in gioco per l’anno successivo e lo fa nella conferenza stampa congiunta di inizio giugno, durante la quale viene anche annunciato il rinnovo a vita con bomber Castaldo. Nelle intenzioni di dirigenza e staff tecnico c’è il miglioramento del piazzamento nella stagione appena conclusa. Il messaggio subliminale recita: “Vogliamo i play-off sfumati all’ultimo assalto in quel di Padova”.
Per mettere in atto il piano occorre un mercato all’altezza e intanto, nell’attesa, decolla il merchandising dell’A.S. Avellino con l’inaugurazione dell’Official Store al centro della città. E’ il simbolo della poderosa accelerata impressa dal club alle proprie strategie commerciali e di immagine.
Rivoluzione. Il duo Massimiliano Taccone-Enzo De Vito lavora ad una campagna acquisti su vasta scala viste le partenze dei vari Seculin, Galabinov, Terracciano, Abero, Decarli, Pizza e Ciano (fine prestito), di Biancolino, Millesi, Peccarisi, Ladriere e De Masi (fine contratto), quelle annunciate dei pezzi pregiati Izzo e Zappacosta, ed infine le cessioni di elementi in esubero come Angiulli, Soncin, Massimo, De Vito, Togni ed Herrera (rientrato dal prestito al Rimini). La base di partenza è rappresentata dallo zoccolo duro che ha inaugurato il ciclo rastelliano con la vittoria in Prima Divisione e vale a dire Arini, D’Angelo, Castaldo, Pisacane, Schiavon, Bittante e Fabbro (molto chiacchierata la permanenza di quest’ultimi due).
La cronistoria della campagna acquisti-cessioni inizia il 12 giugno. In questa data infatti l’Avellino ha già in mano gli accordi con l’esterno del Pontedera Regoli (prestito oneroso con diritto di riscatto) ed il portiere Bavena (titolo definitivo). Sono i primi due squilli di tromba, ai quali seguono sei giorni dopo quelli riguardanti un altro portiere, Frattali (contratto triennale), e la scommessa Pozzebon (biennale), punta prelevata dai dilettanti dell’Olbia. Sono ore frenetiche per i dirigenti irpini, impegnati a Milano sullo spinoso fronte delle compartecipazioni Zappacosta e Izzo, ma ugualmente attivi sul mercato in entrata che registra l’innesto del laterale Visconti (accordo di tre anni) dalla Cremonese, ed il rinnovo della comproprietà di Bittante con la Fiorentina. Nella stessa giornata, il club biancoverde cede in prestito il pendolino di Sora all’Atalanta dopo averne rinnovato anche in tal caso l’accordo di partecipazione sul cartellino. Izzo, invece, viene strappato al Napoli in dirittura d’arrivo tra polemiche e musi lunghi dell’entourage del calciatore che spingeva per un ritorno alla casa madre. Terminate le giornate di Milano, la società si fionda su un obiettivo a lungo inseguito in attacco. In Irpinia arriva Arrighini, che firma un quadriennale in uscita dal Pontedera con cui l’Avellino ha fatto carte false. Luglio si apre con la ratifica degli accordi con i baby Soumarè (dall’Anderlecht)e Petricciuolo (dal Savoia), che sottoscrivono un triennale a testa. Ma il sodalizio di Piazza Libertà ha altri colpi in canna e li esplode nel cuore del mese di luglio, appena dopo l’annuncio del passaggio di Andrea De Vito al Varese a titolo definitivo. Il 9 luglio è il giorno di Kone con l’ivoriano che scioglie la riserva spinto ad Avellino dal dg dell’Atalanta Pierpaolo Marino. Il suo arrivo è accompagnato nello dall’ufficialità del prestito dal Milan del difensore colombiano Vergara, a cui segue a stretto giro quello della punta Comi. In mezzo, però, ci sono due operazioni di rilievo. La prima porta il nome di Zito (triennale), strappato dopo un lungo tira e molla con la Ternana e presentato in pompa magna davanti al bagno di folla dell’Official Store. La seconda, invece, è di segno opposto e porta al trasferimento di Izzo al Genoa di Enrico Preziosi con la materializzazione della tanto attesa plusvalenza rispetto al prezzo pagato per il riscatto del cartellino dal Napoli un mese prima. Gi ultimi giorni prima del raduno sono dedicati allo sfoltimento della rosa, mentre il baby avellinese doc Evangelista firma il suo primo contratto da pro. Salutano in sequenza Herrera (Paganese), Massimo (Viareggio, poi fallito, con il centrocampista costretto a virare sul Grosseto), Soncin (Pavia) e Angiulli (Reggiana). Nel ritiro di Rivisondoli intanto giunge un altro milanista, il difensore Ely, ingaggiato a titolo definitivo dopo una trattativa condotta direttamente con la scuderia Raiola. Ad agosto è il turno dei prestiti torinisti di Chiosa e Gomis, quest’ultimo già annunciato da tempo ma trattenuto dal Torino per via degli impegni europei. Negli ultimi giorni utili, infine, si muovono le pedine a centrocampo con l’addio-liberazione – seppur momentaneo – di Togni (in prestito alla Spal) e gli arrivi del belga Angeli (accordo annuale) dopo un periodo di prova, del talento dell’Agropoli D’Attilio ed infine dell’ungherese Filkor.
Tutti insieme appassionatamente. Con la rosa per il 90% allestita, il 18 luglio l’Avellino si raduna al campo “Sibilia” di Torrette di Mercogliano, quartier generale momentaneo prima del trasferimento in quel di Rivisondoli per il ritiro d’alta quota. Staff tecnico e calciatori restano a bocca aperta per il caloroso abbraccio dei tifosi biancoverdi. Qualche giorno in sede per conoscersi, poi rotta in Abruzzo. La prima uscita estiva è con il Lanciano per il Trofeo “Maio” che la squadra di Rastelli si aggiudica ai rigori. La scorpacciata di reti con gli amatori ischitani della Virtus Libera Crypton fa da apripista all’evento di lusso del primo week-end di agosto: il primo Memorial “Nicola Taccone” che vede la partecipazione di Parma e Bordeaux. I biancoverdi tengono testa sia ai transalpini che ai ducali, impattando con i primi e cedendo di misura ai secondi soltanto all’ultimo minuto. Il precampionato prosegue con il 3-0 al Paniliakos ed il 2-0 alla Primavera del Napoli, poi le partite che contano. Dopo Ferragosto infatti inizia la Tim Cup che riserva all’Avellino il Venezia battuto 2-0 e poi il Bari, piegato a domicilio in rimonta grazie a Comi e Pozzebon.
Bentornato campionato.Castaldo e compagni sono allora pronti per il campionato. L’inizio è balbettante con quattro punti nelle prime tre partite: all’acuto con la Pro Vercelli alla prima griffato dal bomber di Giugliano fa da contraltare il crollo di Cittadella, tamponato successivamente dal pari interno con lo Spezia. L’Avellino però innalza l’asticella nelle successive cinque gare, nelle quali raccoglie ben undici punti, frutto dei successi con Latina, Livorno e Carpi, e dei pareggi di Frosinone e Terni. La solidità raggiunta dalla formazione di Rastelli viene minata però dal ko di Bari con quattro reti sul groppone. I pareggi con Lanciano e Perugia successivamente rimettono in carreggiata i lupi che tornano ad esultare con Catania e Modena grazie al solito Castaldo, goleador incontrastato senza soluzione di continuità. La ‘crisettina’ tuttavia è dietro l’angolo e si materializza con il deludente rendimento interno contro Vicenza, Varese e Crotone. Soltanto un punto nei tre match casalinghi, a cui si aggiungono i due in esterna senza reti con Virtus Entella e Pescara. Ci pensa Pozzebon a scacciare i fantasmi di fine, decidendo la contesa con il Bologna. La storia recente, arricchita dai progetti per il nuovo stadio, dal ritorno del logo della vecchia Unione Sportiva 1912 e dal riscatto di Zappacosta da parte dell’Atalanta, ha messo di fronte l’Avellino alla Caporetto siciliana con il Trapani, subito archiviata con il convincente successo sul Brescia.
(di Claudio De Vito)
