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Interrogativi di breve durata che hanno ceduto il passo all’ingresso in sala dei candidati.
Ciriaco De Mita, Francesco Pionati, Giuseppe De Mita, Erminia Mazzoni, Rino La Pietra, Angelina Aldorasi, Nicola Di Iorio, Giuseppe Solimine, Filomena Di Benedetto, Crescenzo Pratola sono stati letteralmente assaliti dalla platea in festa prima di poter aprire ufficialmente la kermesse.
No alla leadership, ad un’oligarchia solitaria. Sì ad una società solidale e comprensiva. L’appello arriva da Giuseppe De Mita che invita la folta platea del Gesualdo a “disegnare il futuro intorno alla nuova dimensione civile. La condizione dell’uomo oggi affonda le sue radici in quel ceppo chiamato disagio. Le tasse, la precarietà, lo sviluppo economico e sociale sono solo le conseguenze di un fenomeno molto più ampio e delicato. Sentiamo l’esigenza di riscoprire l’anatomia del corpo sociale umano. È per questo che non chiediamo voti inutili, offriamo agli italiani un’opportunità di crescita”. E alla contrapposizione dei due blocchi che ha contraddistinto per decenni la politica nazionale, Giuseppe De Mita risponde con uno slogan che ha accompagnato la corsa dell’Unione di Centro in questa calda campagna elettorale: “Questa forte partecipazione ci carica di responsabilità inattese. La nostra posizione era ed è di rottura e di cerniera. Inizialmente ci sentivamo imbrigliati, come se avessimo dovuto liberarci del passato. Non è così. Anzi. La politica non impone (come fa il Pd confondendo cambiamento con finanziamento), ma accompagna i processi governativi. Quello che è successo in queste settimane è sorprendente. È una lezione di politica. E questa sera abbiamo già vinto”.
I sondaggisti di Berlusconi avevano calcolato che la presenza al Teatro Gesualdo di Avellino si sarebbe attestata sulle 150 o al massimo 200 persone. Sono stati circa 2mila, invece, i cittadini che hanno occupato non solo la sala del teatro comunale ma anche l’esterno attrezzato con i maxischermo.
“Siamo al di sopra della soglia dell’8 per cento – ha tuonato Francesco Pionati – Ed oggi è un privilegio essere qui e partecipare alla ricomposizione della casa dei democratico cristiani”.
Un passaggio personale per spiegare in maniera metaforica il “primo approccio” con i nuovi compagni di squadra: “Da piccolo, quando i miei cugini venivano a trovarmi ad Avellino, ci guardavamo quasi in cagnesco: avevo paura che rubassero i miei giocattoli. Alla fine, quando dovevano andar via, pregavo affinché restassero”.
Questo il significato dell’unanime presenza al Teatro Gesualdo: “Rivendichiamo le ragioni di una famiglia che si ritrova per dare un futuro democratico al Paese”. E la richiesta del “voto utile” muove da due cardini: dare una risposta alla crisi del sistema politico. “Una crisi di governabilità che viviamo dal 94, quando ci è stato imposto un sistema elettorale non adeguato.
Ma oggi, rispetto all’inizio della campagna elettorale, siamo cresciuti. Grazie a Veltroni e Berlusconi. A De Luca in Irpinia. Più parlano, più ci fanno guadagnare voti. Propongono un modello di politica fatto di promesse che non possono essere realizzate. La loro campagna elettorale è all’insegna del mascheramento: nascondono la realtà per alimentare false illusioni”. Un affondo anche nei confronti della “Signora Bassolino”: “In Senato era seduta accanto a me, non ho avuto il piacere di sentire la sua voce. In tre anni non è mai intervenuta su nulla”. In secondo luogo un voto all’Udc è “un voto di autotutela”. “Se votiamo il Pd, votiamo chi ha messo in ginocchio la nostra Regione. Questo è autolesionismo. Il voto al Pdl, invece, è da lesione cerebrale. Vuol dire essere asserviti alla Lega e solo due giorni fa Bossi ha dichiarato che l’Italia non esiste da Roma in giù”. In conclusione un incitamento alla folla: “Il 14 aprile riusciremo ad affondare un sistema clientelare che non è proprio del nostro Paese. Da lì partirà la nostra rinascita”.
Un approccio inusuale quello dell’on. Ciriaco De Mita. “L’emozione è sempre stata la parte secondaria delle mie valutazioni. Questa sera non è così. La presenza è testimonianza di solidarietà profonda. Se la riscopro non è perché legata ad una incipiente senilità ma perché in questo momento di barbarie politica la sensibilità diventa il solo valore”.
Visibilmente commosso il leader di Nusco a conclusione della campagna elettorale (“la termino con un giorno di anticipo per una questione di scaramanzia sulle condizioni metereologiche”) ribadisce le ragioni di un cammino comune che si fonda sulla rappresentanza. “Quelli che si candidano raccontano la storia della comunità che rappresentano. L’elettorato si identifica in quelle storie e raccoglie il messaggio di appartenenza. In questa campagna elettorale in cui si è sentito molto parlare e si è vista poca passione è stata tagliata la radice della rappresentanza. Con noi non è così. In questa fase ho riscoperto persone che non vedevo… stavo per dire da secoli!
Giovani commossi di fronte non alla figura istituzionale ma rispetto alla riscoperta di una memoria intorno alla quale costruire la speranza.
La politica – e lo dico a Veltroni – non è il nuovo che si desidera, ma il nuovo che si costruisce. Veltroni non discetta dalla storia democratica del nostro Paese: mette insieme Berlinguer e Clinton.Mette nel Pd gli elementi della contraddizione: i radicali e i clericali.
Ho preso coscienza della mia identità. La mia giovinezza, la mia nuova giovinezza, sta nell’aver recuperato l’identità con me stesso. Parlo con convinzione, dialogo con serenità. Non ho certezze da trasmettere ma dialoghi da proporre. Sono pieno di dubbi ma la politica è la risposta agli interrogativi”. (di Marianna Morante e Manuela Di Pietro)