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Della Bindi, che ieri a Salerno aveva riferito di non sapere ‘… perché De Mita ha lasciato il Pd’, l’ex presidente del Consiglio ha detto: “Ma io non me ne sono mai andato, sono stato cacciato – aggiungendo – Sulla Bindi condivido lo stesso giudizio di Berlusconi (“… è più bella che intelligente…”)”.
Sul taccuino di De Mita anche Giandonato Giordano e Gerardo Bianco (“… coerenti nell’incoerenza della loro vita”) e Vanda Grassi: “Questa signora che attraversa l’età dell’inquietudine, parlando di me ha detto che bisogna liberare l’Irpinia: ebbene, che la liberazione cominci proprio da Montefalcione”.
MEGLIO CALDORO – Il disfacimento del sistema bipolare come fil-rouge degli interventi del leader di Nusco: “Ad un osservatore attento non può sfuggire il decadimento della politica. Vivo questa campagna elettorale con grande inquietudine, dove i miei sogni restano segnati da incertezza e speranza che compare. Il quadro è quello immaginato due anni fa e cioè che non esiste il fondamento della politica bipolare guidata da 2 comandanti che, nel nostro caso, sono capi autoritari e non autorevoli. L’UdC è testimone di una realtà inadeguata. Abbiamo pensato la nostra posizione come elemento dissacrante di tutte le maggioranze. E tra De Luca e Caldoro avrei scelto Caldoro, persona normale, perbene e con i dovuti limiti. Ho sempre diffidato dai virtuosi e mi hanno sempre affascinato i peccatori. Non avrei mai detto sì a De Luca, espressione volgare e mistificata dell’arroganza politica”.
Il sindaco di Salerno nel mirino: “De Luca ha abusivamente occupato lo spazio lasciato, forse per dabbenaggine, da Bassolino; è stato assolto da Di Pietro e adesso ritiene di essere il depositario del giudizio, assolvendo a sua volta Bassolino e condannando me. Ha l’idea che la politica è dominio, è il nuovo che scompare, colui che sa tutto e che non conosce niente”.
DOPO BERLUSCONI – Commentando poi la situazione regionale venutasi a creare in Lombardia e Lazio in seguito all’ormai famigerato ‘caos liste’, De Mita si è soffermato anche sul PdL postberlusconiano, parlando di “… un raggruppamento di aspiranti capi tribù in conflitto tra loro: capita questo quando non c’è politica, cultura, quando manca l’identificazione con l’interesse generale, quando c’è solo baldoria e scardinamento di ogni posizione”.
FUTURO – Da buon e lungimirante padre di famiglia, Ciriaco De Mita ha dedicato la parte conclusiva del suo intervento ai candidati irpini dell’UdC che ‘lotteranno’ sino a fine mese per la conquista di un seggio in Consiglio regionale: “Non sono pessimista per noi – ha spiegato – Dobbiamo attrezzarci per essere il degno riferimento del consenso crescente dell’opinione pubblica verso l’UdC, ricordando bene che la trasformazione di quest’attenzione nell’espressione di voto è operazione assai difficile. Per la scelta dei candidati non siamo giunti alla ‘conta’ come hanno fatto a via Tagliamento dove la classe dirigente del Pd ha dimostrato tutta la sua grettezza, arrivando a delegittimare il proprio leader, rivelatosi semplicemente un capobastone. Parlando con i candidati, ho capito che nessuno ha compreso bene quello che sarà il passaggio finale. Sono tutti in testa e tutti pronti a vincere al fotofinish. Abbiamo formato una lista dove c’è libera competizione: queste sono le vere primarie. A ognuno ho dato dei suggerimenti e a tutti ho detto di crederci perché solo se pratichiamo con convinzione questo percorso si creerà la nuova classe dirigente”.
Infine, l’ultimo pensiero De Mita l’ha rivolto alla sua persona: “La mia è una storia lunga e tormentata ma costantemente incentrata nell’individuazione del processo democratico collettivo, processo segnato da successi e insuccessi. La politica è narrazione. Mi intriga molto la frase del poeta Federico Garcia Lorca ‘quando morirò seppellitemi con la mia chitarra’: ebbene quando morirò – ha concluso De Mita – ricordatemi come un pezzo di storia di un grande partito come la Democrazia Cristiana”.