![]()
Presso la chiesa di Santa Maria La Nova si è svolto il confronto aperto dal professore Antonio Palma, che ha descritto la condizione in cui attualmente vivono le istituzioni regionali in termini di rapporto tra il presidente, la giunta esecutiva ed assemblea, sottolineando che il consiglio ad oggi svolge il ruolo di mera ratifica e questo ha creato uno squilibrio nella efficienza della macchina amministrativa. Evidentemente si è soffermato sulla riforma del titolo quinto e sul nuovo statuto regionale, che non risolve il problema: il modello di riferimento si è trasformato da dualistico a leaderistico-carismatico con il presidente che decide. Nell’ambito della gestione il ragionamento ha toccato anche il federalismo fiscale, che è stato affrontato dal consigliere Fava. Giuseppe De Mita, coordinatore della Costituente per la provincia di Avellino, ha evidenziato che la politica sta manifestando la incapacità a gestire gli eventi, ribadendo che essa si limita alla gestione del potere. Il vice presidente dell’ente provincia di Avellino ed assessore alle attività produttive, ha invitato alla riflessione, da una parte, sul luogo all’interno del quale i conflitti trovano una soluzione e dall’altro sul contesto territoriale nel quale la politica è chiamata a muoversi. Il presidente Ciriaco De Mita ha fatto riferimento alla importanza del recupero delle comunità, scambiando anche una battuta con il professore Giovanni Verde, che ha moderato l’incontro: “Lei pensa alla Lega come alla morte della politica – ha affermato il leader Udc – io credo che sia soltanto una malattia perché, contrariamente a lei, credo che si possa guarire dal male”. Numerosi gli interventi, da Franco Massimo Lanocita, Roberto De Masi e Nello Palumbo a Raffaele Rossigni. Tutti hanno sottolineato che occorre ripartire da un nuovo modello di gestione della regione e dalla necessità che sia introdotto un elemento nuovo nella politica regionale. Ed è proprio questo l’apporto innovativo che l’Unione di Centro intende perseguire nei prossimi mesi.