Tutti uniti sotto un’unica bandiera, Avellino difende il ‘suo’ lupo

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Il lupo chiama e la città risponde. Bisognava lanciare un segnale forte, lasciare il segno, dimostrare che l’Avellino non è semplice ‘pallone’: e così è stato. Viceversa i colori biancoverdi sono un motivo di orgoglio, un vanto, una ragione di vita che ha regalato gioie e dolori e che nel corso degli anni, nel bene e nel male, ha accomunato l’intera popolazione. Un solo partito, quello del lupo, un’unica bandiera: quella della ‘1912’. Nè destra nè sinistra, la politica fuori dal ‘pallone’, lontana da quella passione che scomparendo porterebbe via un pezzo di cuore a tutti noi. È stato questo il messaggio che il tifo irpino ha voluto lanciare manifestando quest’oggi. Questo il grido di una comunità ferita e preoccupata per le sorti del suo grande amore, ma decisa a fare il possibile per provare a salvare quasi un secolo di esistenza. Non si doveva e non si poteva restare inermi! Tutti in piazza con l’unico obiettivo: evitare strumentalizzazioni e trovare una soluzione al problema. Fatti e non parole, come le tante di questi giorni, discorsi che forse non hanno dato la reale dimensione del problema. “Al vostro sciacallaggio-ballottaggio-Preferiamo il salvataggio”. Così recitava lo striscione che ha aperto il corteo partito da Palazzo Caracciolo. “Un secolo di Storia da difendere ed in ogni stadio dove sarai sarò … Tu sei la mia vita e non ti lascerò”: narrava un volantino che proseguiva sulle note di meravigliosa creatura. Un avviso chiaro, come i tanti lanciati in due ore di manifestazione dagli oltre 1000 cuori biancoverdi accorsi a protestare, a difendere la maglia. Pugliese, Preziosi, Galasso, nessuno escluso dalle contestazioni perché qui l’intento è uno solo, salvare l’avvenire il futuro di questa società.

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“Difendiamo la nostra storia!”: il grido più forte, ripetuto a squarciagola e senza sosta da chi ha deciso di essere al fianco del lupo nel giorno più importante.
Commovente lo steccato alzato da un piccolo tifoso, dopo che in tanti negli ultimi tempi hanno sottolineato il poco affetto delle nuove generazioni verso questa casacca, poche righe che lasciano spazio ad una profonda riflessione: “Anche se sono piccolino…non voglio che sparisca l’Avellino”. Chiaro breve e conciso, ma rappresenta una fitta al cuore per i più grandi e tutti quelli che hanno seguito questi colori su palcoscenici importanti come il San Siro e l’Olimpico, ma che hanno seguito la squadra anche nelle trasferte di Martina, Paternò, Castel di Sangro. Una pugnalata che si aggiunge ai cori ed anche alle lacrime di tanti che non vogliono che la favola finisca. La protesta poi prosegue verso piazza del Popolo dove viene esposto un altro slogan: “Primo cittadino? chi salva l’Avellino”. Interpretarne il senso non è difficile, si pensa a chi dovrà salire al ‘vertice’ della città, ma chi bada al nostro sentimento? Ennesimo tassello per un unico appello: stringetevi attorno ad un tavolo e fate il possibile per mantenere questa creatura in vita.
Insomma, l’Avellino ci ha fatto gioire, ci ha fatto versare lacrime. Abbiamo visto tante volte il Davide irpino superare il più forte Golia e vorremmo che così fosse ancora per molto. Nessuno, proprio nessuno, può immaginare questa città e la sua provincia senza il lupo. Tutti vorremmo continuare a svegliarci con il pensiero di vedere quelle magliette verdi scorrazzare su e giù sull’erba del Partenio e lottare per traguardi importanti. Fate presto, perché tutto questo non può divenire un lontano ricordo. Il tempo stringe ed è poco, ma uniti si può! (di Sabino Giannattasio)

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