Truffe informatiche e camorra, indagato per riciclaggio un imprenditore irpino

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AVELLINO- Auto di lusso, rolex e moto. Cosi’ il clan Mazzarella avrebbe riciclato in parte le ingenti somme provento delle truffe online ricostruite dall’indagine della Procura Antimafia di Napoli e dai Carabinieri del Nucleo Investigativo. Attivita’ di riciclaggio in cui avrebbe avuto un ruolo un ventottenne imprenditore avellinese, D.U, che opera nel settore delle onoranze funebri con varie sedi sul territorio nazionale, finito sotto inchiesta da parte della Procura Distrettuale Antimafia di Napoli per aver concorso insieme al gruppo di Gennaro ed Emanuele Brusco a riciclare i soldi delle truffe online. La Dda di Napoli lo ha iscritto nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata alla realizzazione di truffe informatiche (il clan Mazzarella), riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori aggravati dall’articolo 416 bis. Secondo le accuse, nel marzo 2024 Brusco Gennaro, uno dei promotori del gruppo legato ai Mazzarella dediti alla truffa avrebbe acquistato una moto del valore di 13.500 euro intestata alla società dell’imprenditore avellinese. Da qui l’accusa di autoriciclaggio per Brusco e quella di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori per l’imprenditore. Stesso ruolo sempre di una società di fatto gestita dal ventottenne ma intestata ad un suo familiare (non indagato) nella vicenda del l’intestazione del contratto di leasing di una Porsche Macan, a nome di un’altra società della famiglia con sede a Carpanzano, in provincia di Cosenza, a beneficio di Emanuele Brusco, figlio di Gennaro. Infine anche per l’acquisto di un Rolex. Avrebbe anche prospettato di mettere a disposizione del gruppo un capannone ad Avellino. Per la Procura e i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli si tratta di un contributo consapevole al riciclaggio dei proventi illeciti utilizzati per l’acquisto di tutti questi beni e quindi di un modo per riciclare il denaro ottenuto dalle truffe online. Il Gip del Tribunale di Napoli in relazione alle accuse ha pero’ rigettato le richieste di misure cautelari. Per il magistrato dalla ricostruzione di Procura Antimafia e Carabinieri emergono infatti elementi di sicuro rilievo ma solo su una base presuntiva. Non e’ dimostrato che i soldi utilizzati da Brusco per l’acquisto fossero di provenienza illecita, ne’ tantomeno che l’imprenditore avellinese fosse consapevole della provenienza illecita dei fondi e che il destinatario fosse Brusco. Da qui anche la mancata possibilità che fosse un’agevolazione mafiosa. A questo si aggiunge la mancata prova che si volesse eludere la misura di prevenzione (la contestazione di trasferimento fraudolento di valori) perché non era mai emersa la possibilità che Brusco fosse destinatario della misura stessa. La Procura Antimafia ha però impugnato al Riesame le ordinanze di rigetto delle misure cautelari. Bisognerà attendere ora le decisioni del Tribunale della Libertà.