
E’ stato grazie ad un giovane dell’Alta Irpinia se l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza sono riusciti a smascherare la banda di criminali che aveva messo in atto, dall’agosto del 2003, una truffa milionaria ai danni della Unicredit di Ariano Irpino. Un giovane che forse pentito di quanto posto in essere ha denunciato il meccanismo criminoso al Tenente Leonardo Madaro del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Montella. Una truffa finalizzata all’ottenimento di ingenti finanziamenti attraverso l’accensione di mutui che venivano richiesti da giovani incensurati e bisognosi. L’operazione, denominata “Facile Guadagno”, è stata illustrata questa mattina presso il Comando Provinciale dei Carabinieri in Via Roma. A presiedere l’incontro con gli organi di stampa il Tenente Colonnello Giovanni Di Blasio che nel suo intervento ha sottolineato “…l’attività di oltre due anni di indagini posta in essere dai Carabinieri con la collaborazione delle Fiamme Gialle. Un’indagine che ha scoperto e contrastato una vera e propria associazione a delinquere che aveva architettato la truffa ai danni della Banca del Tricolle sfruttando terze persone in cambio di 500 – 1500 euro”. A spiegare nei minimi dettagli l’operazione, che si è conclusa alle prime luci dell’alba, è stato il Capitano Luigi Saccone comandante della Compagnia dei Carabinieri di Montella. “La banda era stata organizzata da Antonio e Gerardo C., rispettivamente padre e figlio di 46 e 27 anni di Lioni, per realizzare il loro sogno imprenditoriale. Non riuscendo ad ottenere né mutui né prestiti, sono riusciti ad usufruire dell’aiuto di Carmelo P. classe 1963 di Nusco, compiacente ‘colletto bianco’ che all’epoca dei fatti ricopriva la carica di funzionario bancario proprio alla Unicredit, sospeso ad apertura d’indagine. I tre, con l’aiuto di Ernesto T., 51enne pregiudicato con precedenti specifici di Sant’Angelo dei Lombardi, sono riusciti a reclutare ben 97 ragazzi, tutti tra i 18 e i 25 anni, incensurati dell’Alta Irpinia. I giovani, grazie a documenti falsificati sono riusciti ad accendere oltre cento mutui (ognuno dell’importo non superiore ai 15mila euro) per un valore complessivo di un milione e mezzo di euro”. Il meccanismo fraudolento ideato consentiva, dunque, al sodalizio criminoso di reperire in maniera rapida ed apparentemente lecita provviste finanziarie da reimpiegare in attività economiche imprenditoriali. I C. infatti hanno acquistato due lotti di terreno per 7mila metri quadrati dove sono state realizzate due strutture aziendali specializzate in recupero di materiale ferroso nella zona industriale di Lioni: la Metalfer snc e la Eurometal, entrambe sottoposte a sequestro. Un’attività d’indagine capillare che si è conclusa, su disposizione del Sostituto Procuratore della Repubblica di Sant’Angelo dei Lombardi Ugo Miraglia Del Giudice, con l’esecuzione di ordini di custodia cautelare in carcere nei confronti di Antonio C. e Ernesto T., degli arresti domiciliari per Gerardo C. e Carmelo P.: tutti sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al falso. Ed ancora con cinque obblighi di dimore per A. J. Classe 1984 originario di Avellino e residente a Nusco, F.P. classe 1984 di Montella, G.F. classe 1961 di Lioni, L.C. classe 1979 e S.R. classe 1969 entrambi di Lioni: i cinque fiancheggiatori devono rispondere di truffa e falso come anche i 97 giovani mutuatori. Presenti alla conferenza stampa anche i finanzieri della Tenenza di Sant’Angelo dei Lombardi guidati dal Tenente Baldassarre De Giorgi che ha spiegato non solo l’attività illecita ma anche i vantaggi che ha ottenuto Carmelo P. “Il direttore in cambio del suo aiuto ha ricevuto premi, incentivi e prestazioni pratiche. Teneva a scadenzario il vario esaurirsi dei conti correnti e ne informava i C. che a loro volta attivavano il T. per il procacciamento dei mutuatari a volte accontentati con regali di poco valore, come telefonini, allo scopo di mantenere attivi i primi conti bancari che progressivamente venivano prosciugati con l’utilizzo della Carta Clarima rilasciata ad ogni mutuatario”. E’ da sottolineare che nell’attività d’indagine gli inquirenti hanno ricevuto la fattiva collaborazione della sede centrale di Bologna della Unicredit che si costituirà parte civile nell’attività processuale. Le indagini non si sono ancora concluse tant’è che i Carabinieri e la Finanza non escludono nuovi sviluppi.
Il meccanismo per realizzare il “facile guadagno”
Il sodalizio procacciava i futuri mutuatari attraverso una fitta rete di conoscenze interpersonali, selezionando le persone da avvicinare tra quelle più bisognose, incensurate e perciò appetibili e disponibili senza tanti scrupoli, dietro compenso di somme irrisorie rispetto al guadagno finale che derivava dall’intero meccanismo posto in essere. Trovata la ‘vittima sacrificale’, se ne curava la predisposizione della documentazione attestante il falso e/o non completamente veritiero rapporto di lavoro dipendente in essere, al fine di istruire la richiesta di mutuo presso l’Istituto di Credito compiacente, i cui presupposti indispensabili erano la fonte di reddito costante e l’assenza di pregiudizi specifici – protesti, decreti ingiuntivi di pagamento -. Si provvedeva a falsificare sia i dati anagrafici – carte di identità, certificati di nascita, stato di famiglia, codice fiscale – che la documentazione attestante la costante fonte di reddito di lavoro dipendente – Cud, buste paga, attestazioni di lavoro dipendente in essere -. La presentazione della domanda di mutuo veniva effettuata presso la Banca che valutava l’apparente regolarità, concedeva la somma richiesta, di solito di circa 15 – 20 mila euro, accreditandola quasi sempre sui conti correnti intestati ai mutuatari. Conti appositamente accesi in precedenza come condizione necessaria e sufficiente per accedere alla speciale forma di finanziamento. La realizzazione del concreto passaggio delle somme concesse in mutuo dalla banca nei conti correnti riconducibili alle persone facenti parte del sodalizio criminale avveniva o attraverso l’accredito e contestuale prelevamento in contanti dai conti correnti dei mutuatari per il successivo versamento in quelli del sodalizio; oppure con l’accredito e la contestuale emissione di assegni circolari coperti dalle somme ricevute in mutuo e successivo versamento nei conti correnti della banda. In altri casi è stato accertato il versamento diretto nei conti correnti del sodalizio, bypassando la fase di accredito di alcuni mutuatari, evidenziando da un lato la chiara e consapevole complicità dei funzionari bancari e dall’altro la spregiudicatezza dei componenti il sodalizio. (di Emiliana Bolino)