Manca poco alla serata finale del Trentennale della Corale Duomo di Avellino. Sabato sera, alle 20,30 in un concerto nella Cattedrale di Avellino, al fianco della Corale maggiore, debutterà la Corale Giovanile Duomo. Le giovani coriste che si presenteranno al pubblico in quest’occasione sono: Claudia Battaglia, Daniela Battaglia, Federica Bellabona, Rossella D’Argenio, Michela Filodemo, Angela Maria Fiore, Gilda Gallucci, Daniela Giaquinto, Arianna Iannaccone, Francesca Lomazzo, Tatiana Musella, Nicoletta Zinni. Durante la serata, che sarà introdotta dal direttore del settimanale “Il Ponte”, Mario Barbarisi, sarà presentato il volume “Trent’anni di polifonia dal cuore” curato da Eleonora Davide. La Corale Duomo offrirà, in questa occasione, al pubblico un brano tratto dalla migliore tradizione polifonica settecentesca napoletana, il “ Te Deum” di Niccolò Jommelli, per soli, coro e orchestra e il “Jesus Bleibet Meine Freude- dal coro finale dalla Cantata BWV 147” di W.A.Mozart, oltre al “Magnificat” di Francesco Durante. Ad eseguire i brani in programma: la Corale Duomo, l’Orchestra Giovanile del Conservatorio “D.Cimarosa” di Avellino, solisti i soprani Ornella Di Maio e Romilda Festa; il mezzosoprano Rosanna Lombardi; il contralto Francesca Ciccone; il tenore Antonio Gambino e il basso Antonio Santaniello. All’organo Maurizio Severino. Dirige Carmine Santaniello. Il Trentennale si è svolto incontrando altre realtà musicali della nostra regione, che hanno scambiato sonorità ed esperienze con la Corale Duomo. Nella Cripta e nel Duomo hanno cantato durante i festeggiamenti: i “Laeti Cantores” di Roberto Maggio, i “Daltrocanto” di Patrizia Bruno e i “Casella” di Caterina Squillace da Salerno; i “Mysterium Vocis” di Rosario Totaro da Napoli e il “Coro di Voci Bianche e Giovanile del Teatro Gesualdo” di Cinzia Camillo di Avellino. Un’occasione di festa per i coristi ma anche per tutti coloro che nella musica trovano completezza per l’anima. Al di là, quindi, dell’esibizione che la Corale sarà in grado di offrire al pubblico, ogni volta che il Coro canta entra in gioco qualcosa di più. E quel qualcosa va ricercato nell’amore per la musica che passa magicamente da chi canta a chi ascolta, rendendo l’uno e l’altro un solo strumento che vibra nell’armonia del brano. Questo è quello che molte volte è accaduto anche a questa Corale quando ha trovato sintonia con il pubblico. E quello avellinese è cresciuto con essa, ritrovandosi per trenta splendidi anni a viaggiare nella polifonia. Ma un coro che per trent’anni ha accompagnato la sua città e le funzioni religiose della Cattedrale, significa altro per Avellino. È una parte della sua storia, del suo tessuto sociale, divenendo elemento imprescindibile di una realtà che legge le emozioni con il canto.
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