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Traffico antitumorali contraffatti, coinvolto operatore irpino

Avellino – A seguito delle indagini scaturite dal caso relativo al furto e al successivo riciclaggio di diverse confezioni del farmaco Herceptin, avviate dall’AIFA (l’agenzia del farmaco del Governo italiano, ndr) e dai Carabinieri dei NAS, sono stati identificati ulteriori medicinali, alcuni dei quali rubati in Italia, che sarebbero stati contraffatti e reintrodotti con falsa documentazione in altri paesi europei. Secondo le indagini dei NAS, in questo traffico sarebbero stati coinvolti diversi grossisti europei che avrebbero emesso le fatture utilizzate per vendere i medicinali rubati ad operatori italiani autorizzati, che, a loro volta, li avrebbero esportati verso altri mercati europei.
Le indagini hanno individuato l’elenco dei grossisti europei che sarebbero coinvolti in questa attività – sono operatori che vanno da Cipro all’Ungheria, dalla Lettonia a Repubblica Slovacca, da Romania alla Slovenia – e operatori italiani con sede da Milano a Napoli, da Avellino a Genova, da Macerata a Bologna: tra questi vi sarebbe anche la ‘Farmaceutica Internazionale Srl’ con sede a Pietradefusi, in provincia di Avellino, che, sulla base dei riscontri dei NAS, avrebbe acquistato – direttamente o indirettamente – farmaci per esportazione dai distributori esteri non autorizzati.

Secondo quanto emerso, la sede registrata per Farmaceutica Internazionale Srl avrebbe infatti cessato la propria attività già dal dicembre 2013 e altri prodotti, oltre ad Herceptin, sono risultati essere oggetto di esportazione dall’Italia verso il Regno Unito, sempre ad opera del medesimo grossista. Le aziende italiane titolari Aic avrebbero, invece, dichiarato di non aver mai venduto al grossista italiano i propri prodotti; molti di questi farmaci, infatti, sono distribuiti alle strutture ospedaliere direttamente dai titolari di Aic, senza l’intermediazione dei grossisti che, pertanto, salvo rare eccezioni, non hanno accesso a determinati farmaci.

Così l’Aifa in una nota stampa, nella quale si spiega che secondo le indagini dei NAS “… in questo traffico sarebbero stati coinvolti diversi grossisti europei che avrebbero emesso le fatture utilizzate per vendere i medicinali rubati ad operatori italiani autorizzati, che, a loro volta, li avrebbero esportati verso altri mercati europei. Trattandosi di distributori non autorizzati, i prodotti da questi commercializzati non possono essere ritenuti sicuri e efficaci, pertanto sono da considerarsi medicinali falsificati e non devono essere utilizzati”. Gli Stati devono dunque contattare i grossisti e gli importatori paralleli con sede sul proprio territorio perché i prodotti acquistati e non autorizzati siano messi temporaneamente in quarantena.

Spiega ancora l’Aifa: “I distributori che avessero acquistato medicinali per esportazione da uno degli operatori italiani o esteri individuati nel corso delle indagini sono invitati a segnalare il caso al Nucleo dei Carabinieri NAS competente per territorio e all’AIFA (all’indirizzo e-mail medicrime@aifa.gov.it), inviando dati e copie delle relative fatture, per consentire l’espletamento delle attività di indagine e controllo di rispettiva competenza, a conclusione delle quali si procederà, a seconda degli esiti, alla conferma dello stato di quarantena o alla validazione rispetto alla sicurezza dei prodotti. È indispensabile informare tempestivamente l’AIFA sui medicinali acquistati, per esportazione in altro Stato Membro, dagli operatori italiani presumibilmente coinvolti, al fine di consentire le necessarie verifiche, che verranno effettuate confrontando anche i dati del sistema tracciabilità”.

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