
Torella dei Lombardi – Si è chiusa con il regista Carlo Lizzani la quindicesima edizione del Premio Sergio Leone iniziata il 28 luglio. Il premio intitolato al regista di origini irpine ha visto succedersi sul palco del Castello Candriano di Torella dei Lombardi protagonisti del cinema come le interviste pubbliche sul palco del Castello vedranno di scena tra gli altri il regista Giuseppe Ferrara, il produttore Claudio Mancini, gli scrittori Wu Ming, l’attore Terence Hill. Quest’ultimo nell’incontro pubblico di sabato sera con Minà ha avuto parole di grande elogio nei confronti di Sergio Leone e in particolare di questo appuntamento al quale non ha voluto mancare: “Ero stato invitato anche a Venezia dove si celebra lo spaghetti-western, ma ho preferito venire Torella dei Lombardi perché è intitolata a Sergio al quale devo tutto sotto il profilo umano e professionale. A Venezia ho mandato il mio amico Bud Spencer, ma nella terra di Leone non potevo mancare”. Una dichiarazione pubblica che gli ha fatto conquistare una standing ovation dei presenti al Castello Candriano e che non ha lasciato indifferente la presidente dell’Associazione Sergio Leone, Laura Pisani, che da alcuni anni lavora per un’ulteriore salto di qualità del Festival: “Le parole di Terence Hill ci onorano e rappresentano uno sprone in più per fare sempre meglio nello spirito di un premio che punta a valorizzare il cinema di Leone ma anche la nostra Irpinia”. Parole che fanno il paio con il bilancio stilato da Gianni Minà: “Abbiamo fatto il massimo con le risorse che avevamo a disposizione rendendo omaggio a Leone ma anche puntando a valorizzare il cinema italiano attuale e cercando di creare un laboratorio per gli operatori del cinema”. Sono stati consegnati i diplomi agli allievi dei seminari di cinema, patrocinati dalla Provincia di Avellino, che hanno visto in cattedra alcuni docenti d’eccezione. I seminari didattici rivolti a trenta corsisti provenienti da ogni parte d’Italia rappresentano una delle novità più apprezzate di quest’anno. Quest’annno il premio Dea Mefite per la rassegna “Dieci film in cerca di pubblico”, curata da Giovanni Robbiano e dedicata a opere di autori italiani che hanno sofferto di scarsa visibilità nel corso della stagione cinematografica, ha visto premiato Carmine Amoroso, regista di “Cover Boy”, storia coraggiosa di amicizia e integrazione nell’Italia del precariato.