ALTA IRPINIA- “Mi faccio trenta anni di carcere… ti uccido….” e anche altre frasi del tenore “ti faccio trovare morta”. Sono le minacce che ieri mattina sono state ricordate, nel corso della discussione del processo con rito abbreviato, dell’avvocato Maria Della Vecchia, legale di parte civile di una donna di un comune dell’alta Irpinia, che aveva denunciato per sralking e maltrattamenti il suo ex marito, difeso dall’avvocato Salvatore Rosania. Per le accuse, la Procura, il viceprocuratore De Nisco, aveva invocato una condanna a due anni (anche per la scelta del rito). Il giudice monocratico del Tribunale di Avellino Gian Piero Scarlato ha assolto dalle accuse di maltrattamenti (perche’ il fatto non sussiste) l’imputato e ha condannato ad un anno di reclusione lo stesso per stalking. Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni.
L’ACCUSA
Per la parte civile, la vicenda davanti al giudice era caratterizzata da “un quadro probatorio di una gravità conclamata, tanto che la donna era stata costretta a rivolgersi ad una casa rifigio. I fatti contestati di maltrattamento sarebbero avvenuti a partire dal 2015 e fino al 2022.
La parte civile ha ripercorso alcune vicende e minacce avvenute in questo lasso temporale. A partire da un episodio in cui la vittima sarebbe stata minacciata con un coltello alla gola. Minacce continue di morte a partire dal 2015. Il tenore, come ricorda in aula l’avvocato Della Vecchia: ” Ti faccio trovare morta” e “mi faccio trenta anni di carcere ….ti uccido”.
Per la parte civile anche la presunta motivazione alla base della denuncia, ovvero il progetto di portare con sé la bimba in Svizzera da parte della mamma, non troverebbe riscontro. “Anche perché e’ una congettura senza riscontro , perché la signora era in una casa rifugio e ha sempre lavorato in zona”.
LA DIFESA: MALTRATTAMENTI NON SONO CONTESTABILI
Il penalista Salvatore Rosania ha invece invocato l’assoluzione “perché il fatto non susssite” per il suo assistito, in quanto la vicenda si inserisce in un “evidente conflitto, aspro ma anche reciproco” generato da due fatti precisi: l’affidamento della bambina e la gestione di una pizzeria. Per la difesa, visto che la convivenza tra le parti era cessata dal 2022, per i fatti successivi a quella data non si può parlare di maltrattamenti in famiglia. In primis per il fatto che “Non c’e’ una programmazione” nell’azione da parte dell’imputato e manca l’abitualità del reato. Ma anche alla luce della contestazione che riguarda la irretroattività della norma, in quanto le condotte contestate all’imputato si sarebbero realizzate in un periodo antecedente all’entrata in vigore del reato modificato e contestato a suo carico. Ora bisognerà attendere le motivazioni della sentenza.
Ti faccio trovare morta, condannato per stalking all’ex moglie: assolto dall’ accusa di maltrattamenti
