“The Endless River”: dopo vent’anni l’atto finale dei Pink Floyd

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E’ uscito il sette novembre in tutto il mondo il nuovo album dei Pink Floyd. La magia che ritorna in 18 tracce di “The Endless River”, prosecuzione naturale di quel percorso musicale abbandonato nel 1994 (The Division Bell) e che sembrava aver avuto il colpo di grazia nel 2008 con la morte di Richard Wright. Ed invece eccolo, inaspettato e fragoroso, l’addio solenne pronunciato dalla triade orfana di Waters ben vent’anni dopo, nel caso del mitico tastierista purtroppo postumo. Diciotto pezzi rimpinguati da autocitazioni stilisticamente perfette , brani strumentali tranne il singolo “Louder than words” che sembra essere l’unica vera canzone del disco, quella conclusiva, l’unica composizione con un testo, scritto dalla moglie di Gilmour, Polly Samson, giornalista e scrittrice, che aveva già scritto i testi di The Division Bell. “The Endless River” è un disco bellissimo in cui poter esplorare i lati più nascosti e profondi della propria anima, un disco da cui attingere ispirazioni non soltanto musicali, contraddistinto dalla assoluta libertà di composizione, in perfetta controtendenza rispetto ai tempi, nel puro ed intramontabile stile Pink Floyd. Nessuna sonorità precostituita quindi in questo flusso che illumina idee e lascia che l’ascoltatore fluttui nella melodia. Il tutto fuoriuscito dallo studio di registrazione ricavato in una delle stanze della casa galleggiante che il gruppo possiede a Hampton sul Tamigi. È qui che fu registrato The Division Bell del ’94; sempre qui è stato realizzato il nuovo album, segno evidente del filo conduttore che lega i due lavori. L’album, secondo il batterista Nick Mason, non sarebbe dovuto venire a luce e l’idea è balenata soltanto due anni fa quando i fratelli Wachowski chiesero una collaborazione musicale per il film Jupiter Ascending con Channing Tatum e Mila Kunis. Il connubio non si trovò ma da lì nacque la possibilità di rispolverare quei brani come legame sinergico con “The Division Bell”. Mason ha anche dichiarato che il disco è dedicato a Richard Wright aggiungendo che “ le sue tastiere suonate da un altro ne allungano la vita. È stato importante per la band ed è quello che ha riscosso meno crediti”.
Il titolo prende vita dall’ultima strofa dell’ultima canzone di “The division bell” intitolata High hopes. “Si tratta di un flusso continuo di musica – ha affermato David Gilmour, chitarra e voce – che cresce gradualmente in quattro segmenti separati fino a raggiungere una durata di 55 minuti». Il baronetto ha anche l’escluso la possibilità di intraprendere un tour, come dichiarato dallo stesso Mason: “David Gilmour non vuole andare in giro a suonare dal vivo. Ha altri piani sul suo futuro e senza Rick Wright alle tastiere sarebbe quasi blasfemo. Credo però che un paio di show a sorpresa alla Royal Albert Hall non sarebbero male e comunque, mai dire mai”. Rimane la difficoltà a capire il senso di questo ritardo ventennale e di questa ricerca nel proprio archivio musicale: un pensiero, un flusso destabilizzante, una immarcescibile alchimia con la linea di confine che la musica segna tra la realtà e le oniriche immagini dell’esperienza pinkfloydiana. Delirio per i fan che sognano un ritorno dal vivo (come detto già smentito). Storia chiusa, sperimentazione nel proprio passato o timore di confrontarsi indirettamente con i mastodontici e spettacolari muri di Waters? Gli interrogativi sono forse il punto fermo di questo “Fiume infinito – Endless river” e di quella ricerca costante di innovazione, fonte inesauribile della straordinaria ed inestimabile discografia del gruppo britannico. “Louder Than Words” è il singolo trainante del disco, una suite malinconica abbandonata sulle nuvole della copertina; è il gondoliere che ci porta alla fine di tutto (il brano chiude il disco) dopo 50 anni di passioni solitarie, malinconie, pazzie, assenze e che, tra gli accordi sussurrati dagli angeli, naviga verso quell’alba e quell’orizzonte che non avrai più la possibilità di vedere. Cuffiette nelle orecchie e volume a palla. Il resto è lasciarsi trasportare. (Pasquale Manganiello)

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