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Tessile – Fiordellisi (Filcem): “Ci aspettano lacrime e sangue”

“Ci aspettano lacrime e sangue”. Un’espressione forte ma calzante, quella usata da Franco Fiordellisi (Segretario Provinciale della Filcem-Cgil) per descrivere lo stato di salute del comparto tessile. Un settore produttivo da tempo sofferente, che non registra alcun segnale di ripresa, ma che anzi sembra essere entrato in una cronica spirale discendente. E l’Irpinia non è, chiaramente, risparmiata dal trend negativo. Con il 2008 entrato a tutti gli effetti nel secondo semestre, il quadro prospettico tracciato dall’esponente sindacale appare davvero nero, nerissimo. E l’esempio lampante dello status quo, purtroppo in negativo, è rappresentato da quanto sta accadendo presso la CDI di Calitri, il cui futuro – per i 230 dipendenti già da tempo in cassa integrazione – continua a mostrarsi come un opprimente punto interrogativo. All’inizio dell’anno la speranza. Riposta nella cordata messicana facente capo alla famiglia Ribeiro. Oggi, a distanza di mesi, le preoccupazioni per un cambio societario ancora lontano dal concretizzarsi e che potrebbe in ogni caso aprire nuovi scenari, non certo rosei, per la compagine lavorativa. Come dire, il rischio è che si passi dalla padella alla brace. Lo sanno bene i dipendenti della CDI, che però reagiscono diversamente alle non confortanti evoluzioni della vicenda. “C’è uno zoccolo duro di irriducibili – spiega Fiordellisi – che non abbassa la guardia, pronti a manifestare la propria rabbia in ogni momento, ma ci sono anche tanti disillusi, stanchi ed avviliti da una situazione sempre più stagnante”.
Il passaggio di consegne tra Lettieri (proprietà attuale) e il gruppo messicano è al vaglio in queste ore, con i legali delle parti riuniti a discuterne. Sul piatto della bilancia però non c’è solo la mera logica del profitto ma anche le molteplici vicissitudini dell’azienda, sulle quali i Ribeiro hanno fatto chiaramente capire di volere chiarezza. “Con il Tribunale di mezzo – sottolinea Fiordellisi – e la frammentazione dei beni mobili e immobili della CDI sotto svariati gruppi societari, quello che si è creato è un incastro davvero difficile da sbrogliare”. Ma come se non bastasse c’è dell’altro. “Se dovesse andare in porto l’affare – avverte il segretario Filcem – potrebbe materializzarsi una nuova minaccia. Quella cioè di puntare solo alla parte finale della filiera: commercializzazione e distribuzione della produzione tessile. Un cambio di rotta annunciato dalla cordata messicana, che ridimensionerebbe l’attività industriale e che avrebbe quindi gravi ripercussioni sull’occupazione, con un esubero possibile di circa l’ottanta per cento della squadra lavorativa”. In altre parole sarebbero più di 180 i posti in pericolo. Né, d’altro canto, pare ci siano altre prospettive. “Gli accordi presi in Regione negli scorsi mesi per il rilancio produttivo sono stati puntualmente disattesi – dichiara Fiordellisi – e la politica continua ad essere assente. Sembra proprio che a nessuno interessi di salvare il salvabile. Eppure una strada ci sarebbe. Salvaguardare un’oculata amministrazione e rilanciare l’azienda, avvalendosi dei fondi Faser per un riammodernamento del parco macchine che migliori la produttività, incrementi le commesse e rimetta in moto, in ultima analisi, la redditività. Ma per farlo è anzitutto necessario – segnala – che, non solo in Irpinia, si creda ancora nelle potenzialità del settore tessile, sostenendolo a superare la delicata fase”. Un declino, quello del comparto, che passa per gli intricati ingranaggi del meccanismo competitivo ‘globale’, per la domanda di mercato sempre più sottesa al ‘mordi e fuggi’, per la crisi economica ed in particolare quella dei consumi e per l’eccessiva polverizzazione dell’universo produttivo. “Di questo passo la ripresa non arriverà nemmeno per il prossimo anno – sentenzia Fiordellisi – anzi c’è la seria probabilità che il 2009 si tramuti nell’ennesimo periodo buio, come già il 2002 e il 2003”.
Forse nessuno dunque, o comunque pochi gli elementi per cui rallegrarsi, né alla CDI, né altrove. Ma, in riferimento alle questioni di Calitri, il sindacato non demorde: “Aspettiamo le evoluzioni e valuteremo gli esiti – informa Fiordellisi – ma non resteremo a guardare. Già a settembre sono previste nuove iniziative di concerto con le altre sigle (Ugl e Femca Cisl) per far sentire la voce dei lavoratori. L’auspicio è che i 230 operatori, per i quali è peraltro in scadenza anche la cassa integrazione, riescano a compattarsi massicciamente per far valere le loro ragioni. Lasciarsi andare è inutile. Purtroppo – conclude – l’opinione pubblica, e quindi di conseguenza la classe dirigente, si sensibilizza solo di fronte a proteste significative…”. (di Eddy Tarantino)

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