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Il passaggio di consegne tra Lettieri (proprietà attuale) e il gruppo messicano è al vaglio in queste ore, con i legali delle parti riuniti a discuterne. Sul piatto della bilancia però non c’è solo la mera logica del profitto ma anche le molteplici vicissitudini dell’azienda, sulle quali i Ribeiro hanno fatto chiaramente capire di volere chiarezza. “Con il Tribunale di mezzo – sottolinea Fiordellisi – e la frammentazione dei beni mobili e immobili della CDI sotto svariati gruppi societari, quello che si è creato è un incastro davvero difficile da sbrogliare”. Ma come se non bastasse c’è dell’altro. “Se dovesse andare in porto l’affare – avverte il segretario Filcem – potrebbe materializzarsi una nuova minaccia. Quella cioè di puntare solo alla parte finale della filiera: commercializzazione e distribuzione della produzione tessile. Un cambio di rotta annunciato dalla cordata messicana, che ridimensionerebbe l’attività industriale e che avrebbe quindi gravi ripercussioni sull’occupazione, con un esubero possibile di circa l’ottanta per cento della squadra lavorativa”. In altre parole sarebbero più di 180 i posti in pericolo. Né, d’altro canto, pare ci siano altre prospettive. “Gli accordi presi in Regione negli scorsi mesi per il rilancio produttivo sono stati puntualmente disattesi – dichiara Fiordellisi – e la politica continua ad essere assente. Sembra proprio che a nessuno interessi di salvare il salvabile. Eppure una strada ci sarebbe. Salvaguardare un’oculata amministrazione e rilanciare l’azienda, avvalendosi dei fondi Faser per un riammodernamento del parco macchine che migliori la produttività, incrementi le commesse e rimetta in moto, in ultima analisi, la redditività. Ma per farlo è anzitutto necessario – segnala – che, non solo in Irpinia, si creda ancora nelle potenzialità del settore tessile, sostenendolo a superare la delicata fase”. Un declino, quello del comparto, che passa per gli intricati ingranaggi del meccanismo competitivo ‘globale’, per la domanda di mercato sempre più sottesa al ‘mordi e fuggi’, per la crisi economica ed in particolare quella dei consumi e per l’eccessiva polverizzazione dell’universo produttivo. “Di questo passo la ripresa non arriverà nemmeno per il prossimo anno – sentenzia Fiordellisi – anzi c’è la seria probabilità che il 2009 si tramuti nell’ennesimo periodo buio, come già il 2002 e il 2003”.
Forse nessuno dunque, o comunque pochi gli elementi per cui rallegrarsi, né alla CDI, né altrove. Ma, in riferimento alle questioni di Calitri, il sindacato non demorde: “Aspettiamo le evoluzioni e valuteremo gli esiti – informa Fiordellisi – ma non resteremo a guardare. Già a settembre sono previste nuove iniziative di concerto con le altre sigle (Ugl e Femca Cisl) per far sentire la voce dei lavoratori. L’auspicio è che i 230 operatori, per i quali è peraltro in scadenza anche la cassa integrazione, riescano a compattarsi massicciamente per far valere le loro ragioni. Lasciarsi andare è inutile. Purtroppo – conclude – l’opinione pubblica, e quindi di conseguenza la classe dirigente, si sensibilizza solo di fronte a proteste significative…”. (di Eddy Tarantino)