“Con la presentazione delle liste per le elezioni amministrative del 28 e 29 maggio abbiamo avuto per la prima volta anche in Irpinia il caso dei sindaci “disobbedienti”, cioè di quei primi cittadini che pur avendo svolto due mandati consecutivi alla guida dei loro Comuni, si sono ricandidati alla stessa carica, aggirando le disposizioni ostative del testo unico degli enti locali”. Ad affermarlo Luigi Caputo Comitato Regionale Prc Campania che precisa: “La scelta dei quattro primi cittadini irpini (Casalbore, Mugnano del Cardinale, S. Stefano del Sole e Sirignano), che si unisce a quella di un centinaio di loro colleghi nel resto d’Italia, è stata giustificata con il riferimento a una recente sentenza della Corte di Cassazione che in ogni caso, non modifica, né naturalmente poteva farlo, la legge, nella fattispecie l’art.51 del TUEL, il cui testo resta pienamente in vigore: ‘Chi ha ricoperto per due mandati consecutivi la carica di sindaco e di presidente della Provincia, non è, allo scadere del secondo mandato, immediatamente rieleggibile’. Coloro che, in Irpinia come altrove, si sono riproposti alla massima carica amministrativa pur trovandosi in condizioni di ineleggibilità, hanno quindi eluso, consapevolmente e deliberatamente, una legge dello Stato, per di più con finalità esclusivamente individuali e particolaristiche. Altro che ‘battaglia di correttezza’, come ha dichiarato il sindaco di Casalbore. Qui siamo di fronte a una caricatura delle grandi battaglie di disubbidienza civile, quelle che si combattono in nome di principi ideali ed esponendosi in prima persona, come hanno fatto i sindaci in lotta contro la TAV o contro le discariche e i termovalorizzatori. Una norma, quella della inammissibilità del terzo mandato, di garanzia democratica, volta ad assicurare una tendenziale parità di condizioni che la permanenza prolungata al vertice da parte di una sola figura vanificherebbe, con conseguenze destabilizzanti per il complessivo assetto dei poteri pubblici, visto che quello degli enti locali è il livello istituzionale più vicino ai cittadini e si proietta anche in una dimensione sovracomunale (comunità montane, enti di servizio, rapporti con province e regioni). Si ponga perciò fine alla grottesca rappresentazione dei sindaci ‘disubbidienti – conclude Caputo – che viola la certezza delle regole e offende i diretti e l’intelligenza degli elettori ( i quali si trovano al cospetto di candidati che, in caso di elezione, non potranno svolgere il loro mandato); ciò in attesa di una modifica della legge la quale, sancendo l’incandidabilità per i sindaci che abbiano già ricoperto la carica per due volte consecutive, ponga fine alle incresciose situazioni emerse in quest’ultimo periodo”.
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