CHI SONO I RIMPATRIATI
Il ministro si è soffermato sull’identikit degli espulsi dalla fine di dicembre ad oggi. Dunque, ha sottolineato, «da prima dei fatti di Parigi»: cinque tunisini, un turco, un egiziano, un marocchino ed un pakistano. Si tratta di persone residenti prevalentemente nel Centro-Nord (2 nell’hinterland milanese). Tutte con regolare permesso di soggiorno, residenti da anni in Italia. Due degli espulsi hanno coinvolto anche le famiglie per mandarle in Siria a combattere; qualcuno di loro si è autoradicalizzato sul web, alcuni erano internauti «molto attivi», altri avevano aderito all’Isis ed altri ancora erano reclutatori e dediti al proselitismo. Per nessuno di loro c’erano reati da contestare. Si è scelta così la via di allontanarli dal Paese per motivi di sicurezza nazionale, in accordo con gli Stati di provenienza. Per alcuni è stato usato anche l’appiglio dei documenti non in regola. In due – pare un marocchino ed un egiziano – vivevano da anni nell’hinterland milanese ed erano tra quelli sotto osservazione da parte della polizia e dei carabinieri del Ros.
ATTESE NUOVE ESPULSIONI
E non finisce qui. Alfano ha infatti annunciato altre espulsioni. Valutazioni sono in corso su alcune posizioni. «Ma su questo – ha spiegato – manteniamo il riserbo, non dobbiamo dare vantaggi a nessuno». Certo è che si guarda con estrema attenzione alla galassia jihadista “made in Italy”, formata, ha sottolineato, «da un numero di soggetti di molto superiore a cento». Non è, ha aggiunto, «una lista nera, ma le posizioni individuali dei soggetti sospetti sono radiografate e passate al microscopio per cogliere ogni piccolo segnale che possa generare dubbi sulla sicurezza». L’attività di servizi, antiterrorismo e Ros è dunque febbrile sugli ambienti a rischio: luoghi di culto radicali, predicatori itineranti, gruppi che appoggiano la resistenza anti-Assad e agiscono da “facilitatori” per l’invio di combattenti, siti web islamisti, convertiti, giovani vulnerabili alla propaganda dell’Isis.
I FOREIGN FIGHTERS
Ci sono poi i foreign fighters. La stima sulla loro consistenza è in continuo aggiornamento: l’ultimo dato parla di 59 (erano stimati in 53 fino a pochi giorni fa). Non si tratta, ha puntualizzato il ministro, «di soggetti presenti in Italia, ma che hanno avuto a che fare, in qualche modo, con il nostro Paese: 14 di loro sono morti, cinque italiani sono partiti per la Siria, due con doppia nazionalità, 25 stranieri collegati in vario modo all’Italia e 13 siriani partiti dall’Italia. Dopo aver riferito che finora «non è emerso nulla» su possibili infiltrazioni di terroristi tra gli immigrati che arrivano in Italia via mare, Alfano ha rassicurato: «possiamo dire di aver fatto tutto il necessario per prevenire, nei limiti del possibile, la minaccia. Il nostro è un lavoro che non conosce sosta contro il terrorismo». Critiche dal segretario della Lega Nord, Matteo Salvini. «”Pugno duro” – commenta – di Alfano: da fine dicembre espulsi 9 immigrati sospettati di legami con terrorismo! Però oggi sbarcati altri 515…». lastampa