Terremoto, D’Addesa: “Dopo i dibattiti, l’azione”

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Il dibattito sul terremoto e sul post-terremoto in Provincia di Avellino ha posto l‘attenzione su vari problemi tra i quali: il mancato sviluppo socio-economico del territorio irpina; la ripresa dell’emigrazione; la mancanza di un adeguato sistema ferroviario sul territorio provinciale e la necessità del completamento di alcuni corridoi stradali. “L’Irpinia del post-sisma è, purtroppo, terra di sacrifici – ha commentato il Presidente del Consiglio Provinciale, Erminio D’Addesa, nonché capogruppo di Rifondazione Comunista – di lavoro che non c’è e di emigrazione; l’opportunità fornita dalla ricostruzione, malgrado tutto, non è riuscita a trasformare ed a far crescere questa Provincia non centrando così l’ipotesi di sviluppo che si prospettava. Il progetto di industrializzazione, così come previsto dall’art. 32 della legge n. 219/81, non ha garantito lo sviluppo da tanti pensato, tutt’altro! Abbiamo assistito al fallimento di un sistema industriale ed economico che era ancora in fieri anche grazie alla calata di avventurieri che hanno fatto man bassa dei finanziamenti statali ed è in atto, di conseguenza, un continuo spopolamento dei nostri paesi, i paesi dell’osso di cui parlava Rossi Doria, e dei territori più marginali della Provincia.
Dall’ Irpinia è, infatti, ripreso un costante fenomeno di emigrazione verso le regioni del centro-nord; emigrazione che priva le nostre terre delle migliori energie; i giovani, infatti, vanno via e quasi sempre non tornano più nei paesi di origine; forse neanche per le ferie estive.
Le giovani famiglie vanno via in blocco con gravi conseguenze su tutto il sistema soprattutto quello scolastico; infatti molto spesso la partenza di uno o due bambini mette in crisi la composizione di una scolaresca, con contraccolpi anche sul personale scolastico, e così assistiamo al sorgere di pluriclasse nei plessi scolastici di paese mentre nel passato questo tipo di organizzazione era limitata alle scuole delle frazioni di paese o delle contrade di campagna.
Sparse nel Centro-Nord d’Italia ci sono colonie di irpini che si sono ben inseriti, lavorando con capacità e volontà, e più di qualcuno si è trasformato in piccolo imprenditore; ciò è stato possibile perché lì hanno trovato le condizioni e l’opportunità di realizzazione, lontano dalla propria terra, i cui governanti, non hanno creato le condizioni per il necessario humus economico, imprenditoriale e per la cronica inefficienza dei servizi della pubblica amministrazione.
Altro gap che la Provincia di Avellino ha la necessità di colmare è la carenza di idonei collegamenti ferroviari. La Provincia di Avellino è l’unica della Regione Campania a non essere collegata direttamente con il resto della Regione e del territorio nazionale da una linea ferroviaria adeguata; infatti la linea ferroviaria esistente è quantomeno antidiluviana ed insufficiente Il problema dei collegamenti su ferro è stato sempre posto nell’agenda della classe politica di queste terre; leggendo un libro su Nicola Vella, uomo politico dell’Alta Irpinia e Consigliere Provinciale dal 1952 al 1960, si rileva che questi poneva, nel dibattito politico dell’epoca, la questione secolare della carenza assoluta di linee ferroviarie ad eccezione della Avellino – Rocchetta Sant’Antonio. Bisogna dare atto alla Provincia, del forte impegno profuso nella richiesta di realizzazione di un progetto che serva ad agganciare la Provincia di Avellino al sistema dell’Alta Velocità ed è all’OdG del prossimo Consiglio Provinciale la richiesta agli organismi competenti per la conferma della stazione di Santa Sofia (agro di Ariano Irpino) nell’ambito del progetto di potenziamento e valorizzazione della linea Napoli-Foggia-Bari.
Vari politici, tra i quali il Presidente Bassolino, nelle varie manifestazioni del 23 novembre hanno prospettato, per la soluzione dei problemi che attanagliano la Provincia di Avellino ,in generale la Regione Campania ed in senso più ampio il Mezzogiorno e per il rilancio di una concreta ipotesi di sviluppo, la possibilità di utilizzo dei fondi strutturali europei.
Ben vengano questi fondi ma il problema è l’utilizzo oculato degli stessi e non a fini speculativi e clientelari come è stato fatto finora. La Baronia, la mia zona territoriale di appartenenza, ha assistito, per il recente passato, allo sperpero di milioni di Euro dei fondi europei senza che sia stato creato un solo posto di lavoro e senza aver apportato alcun ammodernamento alle infrastrutture viarie ed ha visto come effetto benefico e visivo solamente l’arricchimento di alcuni ceti professionali ed imprenditoriali.
Il dibattito sviluppatosi in occasione del 25° anniversario del terremoto del novembre ’80, non deve essere un momento di polemica ma deve essere l’occasione di una pacata riflessione anche se chi ha avuto ed ha delle responsabilità rispetto allo sviluppo o mancato sviluppo di questa Provincia deve rapportarsi criticamente con la propria azione politico-istituzionale”.

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