Telefonino in cella nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: assolto Niko Iannuzzi

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SANTA MARIA CAPUA VETERE- Assolti dal
reato di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti (l’art. 391-ter c.p.) perche’ il fatto non sussiste. Questa la decisione del giudice monocratico del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di cinque detenuti all’epoca dei fatti reclusi nel penitenziario casertano. Tra loro anche Niko Iannuzzi, autore dell’omicidio di Roberto Bembo, che dopo alcuni presunti episodi di minaccia era stato trasferito dal carcere di Bellizzi a quello sammaritano. Nel corso di una perquisizione gli agenti della Polizia Penitenziaria avevano rinvenuto un telefonino, per cui era scattata la denuncia nei confronti di tutti i detenuti presenti nella cella. In aula la Procura aveva invocato la condanna per tutti gli imputati. I penalisti Gaetano Aufiero e Carmine Lanzillo, hanno sostenuto che il telefono rinvenuto nella disponibilità del proprio assistito era privo di batteria, SIM e cavo di alimentazione, dunque non idoneo a effettuare comunicazioni. Un particolare che sulla base di una sentenza della Corte di Cassazione, quella emessa dalla VI Sezione Penale nel 2025, per cui: “L’oggetto materiale delle condottealternativamente incriminate dall’art. 391-ter cod. pen. si riferisce al solo dispositivo immediatamente utilizzabile per la comunicazione con l’esterno”. Quindi un telefonino senza schede non sarebbe idoneo alla comunicazione con l’esterno. Ovviamente per comprendere se questa è stata la decisione bisognera’ attendere il deposito delle motivazioni della sentenza.