Telefonate intercettate per conto dei Casalesi: in manette un irpino

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Napoli – Accedevano a banche dati protette della Telecom e scoprivano così anche chi era intercettato dalla magistratura. Gli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli e del Nucleo Speciale Frodi Telematiche di Roma, coordinati e diretti dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura del capoluogo campano, hanno arrestato due dipendenti Telecom e un vigilante che lavoravano al Servizio Autorità Giudiziaria (Sag) di Telecom a Napoli. I tre sono accusati di introduzione abusiva nel sistema telematico, rivelazione del segreto istruttorio e truffa telematica.
Tra gli arrestati figura un dipendente irpino dell’ufficio del Sag, il 35enne avellinese Alfonso Testa.
La Dda parla di “… un’allarmante vicinanza” di uno degli arrestati, l’addetto alla vigilanza Raffaele Veneruso, “… con alcuni esponenti del clan dei Casalesi”.

Secondo la Dda, dall’ufficio del Sag di Telecom risulterebbero essere partite decine di interrogazioni non autorizzate ai sistemi informatici protetti di Telecom, tra cui quello che gestisce le intercettazioni telefoniche disposte dall’Autorita’ giudiziaria e l’estrazione di tabulati telefonici.
Secondo gli investigatori, ancora impegnati nello svolgimento di accertamenti tecnici per documentare altri eventuali accessi non consentiti da parte di dipendenti infedeli, dietro le incursioni abusive al sistema informatico ci potrebbe essere la mano della camorra, interessata a scoprire chi fosse sotto intercettazione per conto della magistratura.

In particolare, secondo le indagini della Dda, l’addetto alla vigilanza “… con la compiacenza di dipendenti e funzionari Telecom è riuscito ad introdursi stabilmente negli uffici del Sag, e ad operare sulle postazioni da cui vengono eseguite tutte le attività di inserimento e di gestione delle intercettazioni telefoniche e di estrazione di dati sensibili come i tabulati delle utenze telefoniche fisse e mobili”.

L’attività investigativa è partita nel mese di ottobre 2008, con il monitoraggio di Veneruso, detto ‘la guardia’, già indicato come dipendente infedele da alcuni arrestati già condannati per condotte analoghe nel corso della precedente operazione ‘Sim e’ Napule’.
Secondo la Dda, il vigilante ha coinvolto nelle sue attività almeno gli altri due arrestati, dipendenti della Telecom che hanno eseguito per suo conto alcune interrogazioni non autorizzate.

“L’addetto alla vigilanza – sostiene la procura – rappresenta realisticamente l’anello di congiunzione ed il canale informativo degli ambienti della locale criminalità organizzata, che sono in corso di approfondimento, anche se, allo stato, emerge già un’allarmante vicinanza con alcuni esponenti del clan dei Casalesi”.
Agli investigatori risulta infatti che Veneruso abbia fatto da autista in numerose occasioni ad una nota escort partenopea, frequentata, tra gli altri, dal boss Giuseppe Setola durante la sua recente latitanza.

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