Teatro Gesualdo: di scena il pianoforte di Ludovico Einaudi

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Avellino – “Se fosse una storia sarebbe ambientata sul lungomare di una spiaggia lunghissima. Una spiaggia senza inizio e senza fine. La storia di un uomo che cammina lungo questa riva e forse non incontra mai nessuno. (…) Il paesaggio è sempre la sabbia, il cielo, qualche nuvola, il mare. Cambiano solo le onde, sempre uguali e sempre diverse”. È la prefazione di ‘Le Onde’, l’album che ha segnato il ‘passaggio’ nella carriera di Ludovico Einaudi, pianista e compositore di fama internazionale. Non solo. Uomo e maestro. Una sintesi perfetta tra tradizione classica (si è diplomato al Conservatorio di Milano ed ha poi studiato con Luciano Berio) e sonorità popolari (sua originale cifra stilistica). Un equilibrio sottile tra potenza espressiva e studio raffinato. Compositore di colonne sonore per alcuni film italiani come ‘Aprile’ di Nanni Moretti, ‘Acquario’ (1996) di Michele Sordillo – per il quale vince anche la “Grolla d’oro” – e per Giuseppe Piccioni ‘Fuori dal mondo’ (2000) e ‘Luce dei miei occhi’ (2002), il musicista torinese ha scritto anche per la danza ed il teatro. Ha firmato lavori cameristici ed orchestrali, ma sembra aver trovato nella formula del piano-solo la forma espressiva più adatta a rappresentare il proprio mondo interiore. In sintonia con uno degli ultimi album, il doppio Cd La Scala concert (registrato dal vivo nell’omonimo teatro milanese), dove Einaudi propone dal vivo un intenso confronto fra musica da camera e musica popolare, condito delle suggestioni di tante colonne sonore di successo. E ancora I Giorni, Le onde e Eden Roc. A partire dagli anni Ottanta ha iniziato un suo cammino alla ricerca di un linguaggio più libero, in grado di assorbire culture e influenze musicali diverse, tra cui il rock, riprendendone l’immediatezza, la carica emotiva e l’impatto sonoro, e scrivendo per il cinema, il teatro, il video, e la danza. La magia del suo pianoforte andrà di scena mercoledì 7 novembre al teatro Carlo Gesualdo. Due gli assi nella manica: un’atmosfera densa e intima e una scenografia minimale. Il resto… note e silenzi. (mari.mo)

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