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Teatro d’Europa – E’ la volta de ‘Il Medico dei pazzi’ di Scarpetta

Cesinali – Prossimo appuntamento al Teatro d’Europa nell’ambito della rassegna “Comico 360°+1” domenica alle ore 19.30 con La Bottega San Lazzaro che presenta “Il medico dei pazzi”, commedia di Eduardo Scarpetta. Datata 1908, rappresenta il canto del cigno di un autore/attore che l’anno successivo lascerà le scene. La vicenda si snoda in tre atti e riconosciamo ancora palese la peculiare formula teatrale di Scarpetta dove “agiscono certi meccanismi – spiega il direttore artistico Luigi Frasca – che mettono in moto un determinismo di impulsi che alimentano, danno vita, fanno crescere la materia del narrato o se si vuole, la vicenda, perchè quel che accade può comunque definirsi vicenda, nel senso che della vicenda possiede il carattere della temporalità e la connessione degli avvenimenti…”. Nel primo atto la vicenda viene impostata su basi ampie e altrettanto ampiamente si sviluppa, occupando spazi che via via si arricchiscono di elementi che convergono nell’intento tematico lievitandolo. Nel secondo atto il tema viene affrontato e approfondito con una varietà di trovate che conferiscono alla materia vivacità ed attrazione che reggono senza alcuna soluzione di continuità. Il terzo atto è risolutore, non però miracolosamente… ma solo in modo accomodante. Questa volta prevalgono la umana rassegnazione e la rinuncia. Ciccillo, nipote dissennato, vive da anni a Napoli alle spalle dello zio Felice Sciosciammocca che sta a Roccasecca. Per spillargli sempre più soldi gli fa credere di essere studente di medicina e con questa scusa lo zio foraggia, suo malgrado, ogni suo vizio. Ma all’improvviso, inaspettatamente, lo zio arriva a Napoli con moglie e figlia. Ciccillo, non sapendo che pesci prendere, inventa che la pensione in cui vive a sbafo è in realtà un manicomio ed i suoi ospiti sono in realtà dei pazzi che credono di essere la proprietaria della pensione, un maggiore a riposo, un musicista ecc. L’unico sano, lo zio Felice Sciosciammocca appunto, rischia di esser preso per pazzo. Il tutto viene scoperto ed il finale è “a tarallucci e vino” come nella migliore tradizione dell’autore. “Ad una prima lettura – sottolinea Frasca – si potrebbe credere che questa volta Scarpetta abbia voluto dare un contenuto al suo testo argomentando che la pazzia è solo questione di angolo di visuale, di condizioni. Non è così. In realtà questo teatro, come sempre, punta solo a far ridere, a blandire lo spettatore che alla fine, purtroppo, dovrà uscir fuori, tornare a casa, confrontarsi con la sua realtà. Ma in questo momento, seduto nella poltrona del teatro, la sua realtà è un’altra, è quella consolatoria e bonacciona di una conclusione che lascia tutti contenti e per questo, almeno oggi, è come quelle cucine internazionali che debbono piacere a tutti e finiscono immancabilmente per non accontentare nessuno”.

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