Tassista rifiuta di far salire in auto una giovane disabile

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Venezia – Una serata insieme. A cena con amici. Poi Alessia ha guardato l’orologio: ormai anche l’ultimo vaporetto era passato. Così ha salutato tutti e si è diretta verso casa. È partita, tra campi e calli, insieme alla sorella. Fino a che, davanti a lei ha trovato una sfilza di sette-otto ponti. E si è fermata. Lì ha aspettato i suoi amici, che erano saliti su un taxi vicino al ristorante e che hanno chiesto così al tassista di raggiungerla, e caricarla, vicino al ponte dell’Accademia. “Io queste persone non le faccio salire, non se ne parla – ha detto lui quando l’ha vista – ho mal di schiena, non posso fare sforzi per sollevarla e non ho la pedana”. Una risposta brusca, che ha negato ad Alessia Spalloni un diritto. “Si è rifiutato di farmi salire perché sono disabile – spiega la ragazza – le sue erano tutte scuse sciocche, anche senza pedana mi avrebbero portata in braccio i miei amici. Sono disabile da 8 anni, dopo un incidente, so bene quali sono i miei diritti. E poi che fatica avrebbe fatto? È discriminazione. Sembra di tornare all’apartheid”.

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