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Tagli nella scuola: Avellino perde 693 docenti

Avellino – Sarà Napoli a pagare il maggiore tributo di cattedre per i tagli alla scuola previsti dalla manovra economica nei prossimi 4 anni. Emerge da calcoli de Il Sole 24 ore. Gli organici sono destinati a lasciare 87.335 cattedre (20mila delle quali cancellate dalla prima razionalizzazione, quella dettata dalla Finanziaria 2008, che sarà applicata di pari passo con il nuovo piano) e 45mila posti da ausiliari tecnico-amministrativi (il 17% del totale). Il criterio-guida è l’innalzamento di un punto entro quattro anni del rapporto alunni/docenti, che oggi in Italia è di 8,9 allievi per docente, a livelli molto più bassi dei principali Paesi europei. Il Sole-24 ha calcolato gli effetti di questo indicatore sugli organici provinciali delle scuole del 2007/2008, che rappresentano la base di partenza del piano governativo: applicando l’indicatore scritto in manovra, il sacrificio più consistente dovrebbe riguardare la scuola primaria, in cui si concentra il 34,7% dei posti tagliati, seguita dalle scuole superiori (29,5%). A livello territoriale, invece, a guidare questa graduatoria del dimagrimento è Napoli, che sull’altare dell’efficienza dovrebbe immolare qualcosa come 4.124 posti da insegnante; seguono Roma (3.892), Milano (3.451) e, più distaccata, Torino (2.149). Avellino è la terza in Campania (e la 26esima sul piano nazionale) con 84 docenti in meno per la Scuola dell’Infanzia; 219 per la Primaria, 198 per le Medie e 193 per le Superiori. Per un totale docenti pari a 693. Non meglio il personale Ata che in Irpinia pagherà il prezzo di 420 ‘teste’. In generale, comunque, a sparire dall’orizzonte nel prossimo quadriennio sarà una cattedra ogni dieci e il 17% dei posti del personale Ata. Una “cura da cavallo”, come ha riconosciuto lo stesso ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, secondo cui però passa da qui l’unica strada per rimettere in carreggiata il rapporto costi/qualità del servizio-scuola. Che dal confronto europeo, evocato dal Dl, esce malconcio: rispetto all’Europa, come si legge nell’ultimo rapporto Ocse, le aule italiane “vantano” un rapporto alunni/docenti più basso del 28,9% nella scuola primaria, del 15,1% alle medie e del 6,8 alle superiori. Il risultato è che ogni studente costa circa mille dollari in più (a parità di potere d’acquisto), mentre le performance di apprendimento vedono l’Italia sprofondare progressivamente nelle classifiche internazionali. I sindacati contestano questa lettura e soprattutto il suo pilastro, quello del rapporto alunni/docenti. Deformato, sottolineano, dalla caratteristica italiana dell’alto numero di docenti di sostegno. Il confronto si annuncia serrato, ma il futuro si fa più incerto anche per un’altra peculiarità della nostra scuola: gli oltre 340mila precari in lista d’attesa. Mentre gli organici si comprimono, rallenta infatti anche la corsa ai pensionamenti: gli aventi diritto quest’anno sono 25mila, meno della metà di quanti si sono affollati l’anno scorso allo scadere della ‘quota 92’, e finora all’Inpdap sono arrivate solo 12.800 domande.

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