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“Assumendo il problema del costo dei forestali – continua De Mita – si ipotizza la soppressione delle comunità montane, una misura, cioè, che non cancella le funzioni e nemmeno l’onere economico relativo allo svolgimento delle stesse. Trasferendo il costo in capo ai Comuni, infatti, non si risolve il problema perché, per un verso, i Comuni non hanno disponibilità ad attingere risorse – sicuramente meno rispetto alla Regione che può far capo, ad esempio, ai fondi europei – e, per l’altro verso, si affiderebbero alle amministrazioni comunali attività che sono di area vasta, come quelle di manutenzione del territorio”.
“Se è vero – così conclude il deputato – che è necessaria una revisione di quei livelli istituzionali in grado di intercettare i problemi di area vasta, con provvedimenti del genere si crea una forbice molto ampia che, ad un estremo, ha i singoli Comuni, i cui modelli associativi hanno oggi confini ancora poco nitidi, e, dall’altro, la Regione e le Città Metropolitane, portando di fatto ad un indebolimento degli strumenti di tutela per quelle attività che hanno una dimensione sovracomunale. A questo punto, il consiglio regionale, che deve dire l’ultima parola sulla questione, valuti bene, rifletta bene in merito a quello su cui sarà chiamato ad esprimersi con il proprio voto. L’onda populista, al quale questo provvedimento sembra richiamarsi, rischia di lasciare problemi aperti e senza soluzione e lavoratori senza tutela”.