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A distanza di tre anni dalla sua apertura, ha interagito con le altre strutture dei reparti divenendo un punto di eccellenza regionale ed extra-regionale. L’attuale organico della Fondazione in Alta Irpinia, è composto da 1 direttore, 14 medici. 52 infermieri, 33 fisioterapisti, 52 operatori socio sanitari e operatori socio assistenziali, 8 amministrativi e 2 tecnici laureati.
Per quanto riguarda il punto di forza della struttura riabilitativa, è importante sottolineare il suo modello gestionale composto da ben quattro unità: gravi cerebrolesioni acquisite con 15 posti letto, riabilitazione cardiorespiratoria–Unità di scompenso cardiaco con 32 posti letto, riabilitazione neurologica con 32 posti letto e riabilitazione ortopedica con 32 posti letto.
Per quanto riguarda l’afferenza dei pazienti, dalle statistiche del Polo specialistico emerge che il 46% provengono dalla stessa Asl Av1, il 50 % dalle altre Asl, mentre il 4% provengono da altre regioni d’Italia. Stando ai questionari somministrati ai pazienti durante la permanenza nel Polo riabilitativo, è emerso l’alto gradimento non solo organizzativo e gestionale e soprattutto in relazione alle prestazioni e alle terapie adottate.
Rispetto ai dati emersi dall’anno 2006, quando il Centro specialistico di S. Angelo ha aperto i battenti, c’è stato un incremento di utenti che però al momento è stato ridimensionato in relazione al taglio dei fondi realizzato dalla regione Campania.
In relazione all’ipotesi di declassare il Pronto Soccorso interno al presidio sanitario dell’ospedale Criscuoli, emerge la preoccupazione di non poter soddisfare l’esigenza dei tanti pazienti provenienti da altre realtà territoriali e soprattutto il rischio di non poter trattare i degenti post-acuti e con gravi morbilità. All’attuale quadro di incertezza, relativo alla riorganizzazione del Piano sanitario regionale, sulla Fondazione si ripercuote direttamente anche il taglio di un milione di Euro da parte della regione al Polo “Don Gnocchi”. Collateralmente alle questioni legate al taglio di fondi, cresce la preoccupazione sul futuro dell’attività specialistica della struttura altirpina, qualora non vengano adottate tutte le misure adeguate per scongiurare la chiusura del Pronto soccorso e l’indebolimento della rete ospedaliera di emergenza.