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L’ultimo è avvenuto nel carcere San Michele di Alessandria, dove Ciro Ruffo, 35 anni, detenuto per reati di criminalità organizzata che aveva da poco iniziato a collaborare con i magistrati, è stato trovato morto. Ma la moglie accusa: “Non si è suicidato. Ho visto il corpo all’obitorio del cimitero di Alessandria: ha il naso rotto, un livido sotto l’occhio destro, tanti altri lividi sulla schiena, sulla pancia, in faccia. Ha perso sangue dagli occhi e dalle orecchie. È stato pestato”.
Ruffo era stato trasferito ad Alessandria qualche giorno prima dal carcere di Ariano Irpino, “… quindi poche ore prima di morire”, come spiega Ristretti Orizzonti.
La morte di Ruffo, secondo l’Osservatorio permanente sulle morti in carcere, presenta alcune strane analogie anche con quella avvenuta lo scorso 17 novembre nel carcere di Palmi (Reggio Calabria), dove Giovanni Lorusso, 41 anni, è stato ritrovato cadavere con un sacchetto di plastica infilato in testa e riempito di gas: entrambi i detenuti provenivano dal carcere di Ariano Irpino ed erano appena arrivati in un nuovo istituto.
A detta dei parenti, non avevano “… alcun motivo apparente né avevano mai manifestato l`intenzione di suicidarsi”.