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Viene da chiedersi perché, ma in questi casi è forse troppo azzardato e, soprattutto, superficiale, lanciarsi nel marasma delle ‘ipotetiche cause’. Drammi della solitudine, di una solitudine che spesso è mentale, ma ancor di più sociale. Certo, e su questo punto i sindacati e gli esperti del settore cercano di tenere alta l’attenzione, la crisi economica sta alla base di molti suicidi. Ma come è possibile che un figlio, un fratello, un genitore, l’affetto degli amici non riescano ad arginare il degenerare di processi tutti interiori, che a poco a poco distruggono le persone. Come è possibile che una donna di 29 anni, nel pieno della sua bellezza e giovinezza, non veda nel suo futuro un motivo per cui valga la pena vivere e superare anche una delusione amorosa?
Risposte non ce ne sono. Rammarichi si. Avellino detiene il triste primato, secondo i dati Istat, di primo capoluogo nel Sud, insieme a Potenza, per numero di suicidi. Con sette suicidi ogni centomila abitanti la provincia di Avellino è uno dei territori che risente maggiormente del problema. Il dato non è meno preoccupante per i tentativi di suicidio. E’ nato, grazie ad un finanziamento regionale del dicembre 2009, presso l’Asl Av 1, un Osservatorio sui suicidi.
Forse però non basta. Bisogna riscoprire un pò di sana solidarietà, un’attenzione maggiore al nostro essere comunità, una società che riscopre la sua forza nello stare insieme, anche in un momento così difficile come quello contingente. Altro che drammi individuali. L’alto tasso di suicidi che caratterizza l’Irpinia è dramma collettivo. Ogni giovane, ogni pensionato, ogni lavoratore è a rischio. Gli irpini hanno dimostrato la loro resistenza storicamente in più momenti. Bisogna oggi avere la pelle dura, ma soprattutto bisogna saper tendere le mani.