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“Abbiamo sempre ritenuto, come convincimento primario – affermano Saggese e Iuliano – che la scarsa incidenza della poesia meridionale nell’ambito della letteratura nazionale fosse dovuto ad un inspiegabile regionalismo che ha rallentato, e molto spesso bloccato, voci e scritture. Qui da noi, orfani di mecenatismo e di circoli culturali, la poesia soffre il male di vivere, come ogni male che ci segna e ci emargina. Crediamo, fortemente persuasi, in una poesia consacrata all’arte ma la vogliamo testimone di passione civile, libera da falsi miti e ricca di tensioni etiche. Che sappia guardare agli uomini, senza rinnegare il suo mistero”. Per venti giorni illustri intellettuali del Sud, noti e apprezzati in tutta Italia, si sono confrontati con gli studenti irpini sul perché del loro scrivere versi, sul perché della loro testimonianza, e sull’ostico problema – sollevato dal Centro di documentazione sulla poesia del Sud, ma anche da altri Centri di ricerca meridionali – concernente l’esclusione della poesia del Mezzogiorno dalla storia nazionale. E in effetti la poesia del Sud ha subito, da sempre, una ingiustificata damnatio memoriae.
Tranne pochissimi poeti (in particolare Salvatore Quasimodo, Alfonso Gatto, Rocco Scotellaro, Leonardo Sinisgalli) il resto della produzione poetica meridionale non compare nelle più prestigiose antologie o anche nelle storie letterarie e nei manuali scolastici. È partita da questa considerazione, l’idea di Saggese e Iuliano di istituire un “Centro di documentazione sulla poesia del Sud” per poter riscrivere la storia letteraria italiana individuando le voci autentiche del Sud ignorate dalla critica ufficiale. L’evento è stato patrocinato dal Comune di Nusco, dalla Regione Campania, dall’amministrazione provinciale di Avellino, dal Parco Regionale dei Monti Picentini e dalla Comunità Montana “Terminio Cervialto”.