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Stato-Mafia, De Mita: “Dal 2008 nessun tipo di rapporto con Mancino”

E’ ripreso all’aula bunker Ucciardone di Palermo, dopo la pausa estiva, il processo per la trattativa tra Stato e mafia. A deporre Ciriaco De Mita che prima di entrare in aula ha annunciato all’adnkronos: “Non ho mai saputo nulla della trattativa tra Stato e mafia. L’ho ripetuto più volte ai magistrati”. . “Poco prima che lo ammazzassero, Giovanni Falcone mi cercò per dirmi la sua opinione”, ha poi spiegato De Mita. Ma non ha potuto aggiungere altro perchè interrotto dai carabinieri che, su incarico della Procura, gli hanno impedito di parlare con la cronista. “I rapporti sia politici che amichevoli con Nicola Mancino si sono interrotti nel 2008”. Lo ha detto Ciriaco De Mita deponendo al processo per la trattativa tra Stato e mafia a Palermo. De Mita sta ripercorrendo la sua storia politica nella Dc, dall’elezione a segretario Dc nell’82 a quella di Presidente del Consiglio nell’88. I rapporti con Nicola Mancino, imputato nel processo, erano stati “buoni” fino al 2008 quando “per divergenze io mi candidai con l’Udc”.
“Quando , nel ’92, si fece il governo Amato, all’interno della Dc si doveva decidere sui nuovi ministeri e discutemmo per giorni. Scotti voleva rimanere agli Interni, ma non motivò mai questa sua preferenza con l’intenzione di perseguire una strategia di lotta alla mafia. Forse, se l’avesse fatto avremmo fatto valutazioni diverse”. Così l’ex segretario della Dc Ciriaco De Mita, teste al processo sulla trattativa Stato-mafia, spiega l’avvicendamento, a fine giugno del 1992, alla guida del Viminale tra Vincenzo Scotti e Nicola Mancino. La lettura del politico, all’epoca presidente del partito, è diversa da quella dei pm che vedono dietro la sostituzione di Scotti il tentativo di interrompere la sua azione antimafia. “Non solo – prosegue De Mita – Scotti non mi disse mai di volere rimanere agli Interni per quel motivo, poi accettò l’incarico di ministro degli Esteri che certo non era una punizione, ma anzi il riconoscimento di una capacità di governo”.

Sulla decisione di Scotti di dimettersi da ministro degli esteri e scegliere la carica di parlamentare, quando il partito impose ai suoi l’opzione tra i due incarichi, De Mita dice: “la mia opinione è che a Scotti interessasse conservare l’immunità parlamentare”.

L’ex politico ha negato di avere mai parlato al suo ex compagno di partito Giuseppe Gargani del suo interrogatorio imminente da parte della procura di Palermo nell’ambito dell’indagine sulla trattativa.

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