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Sindaco Frullone, non teme che l’importante appuntamento possa far registrare la stessa indifferenza nella quale, solo pochi mesi fa e nonostante gli impegni assunti dal Governatore Stefano Caldoro, sono naufragati gli Stati Generali del Lavoro e dello Sviluppo dell’Irpinia?
“Questa volta la situazione mi sembra diversa. L’iniziativa nasce dal basso per effetto della volontà di cittadini, associazioni e sindaci, di rappresentare in maniera visibile e forte una situazione gravissima. L’ho già sottolineato, rischiamo di diventare una riserva indiana, con pochi vecchietti superstiti. Per effetto del taglio dei trasporti, della sanità, dei tribunali, e dell’istruzione non ci sarà più la possibilità o il motivo di restare. Già oggi esiste una differenza incredibile tra chi vive ad Avellino e chi abita, per esempio, a Bisaccia. Per come sono state ridotte le corse del trasporto uno studente che deve recarsi ad Avellino ci impiega più di un’ora. Spesso sopperiscono i genitori. Personalmente, costretto tempo fa a ricorrere all’assistenza medica, ho impiegato un’ora e mezza per arrivare ad Avellino”.
Il vostro, dunque, è un nuovo e vibrante grido d’allarme.
“Non solo. La gente è stanca di protestare soltanto. Anche le più eclatanti forme di protesta, infatti, finiscono solo per alimentare i titoli sui giornali. L’obiettivo, invece, è testimoniare insieme la necessità di una proposta che si coniughi con la protesta. Diversamente le piccole comunità di cui tanto ci si riempie la bocca a Napoli e Roma scompariranno del tutto”.
Una proposta per la salvezza dell’Alta Irpinia. Quale?
“Passare dalla politica dei numeri a quella delle idee. Comprendere ad esempio l’utilità reale di una tratta del trasporto, oltre il suo costo economico. Uno sforzo enorme in tempi di tagli indiscriminati, ma assolutamente necessario. Anche noi faremo la nostra parte. Ad esempio eliminando i campanilismi. Se ci sarà bisogno di accorpare 4 uffici tecnici comunali lo faremo. Possiamo accettare la razionalizzazione dei servizi ma è necessario che venga mantenuto quello che dipende dalle amministrazioni regionali e che oggi è oggetto dei tagli”.
Lei ha chiamato in ballo la Regione. Da amministratore simbolo della rivolta dei sindaci contro i tagli alla sanità come commenta l’apertura giunta dal vice presidente Giuseppe De Mita sulla necessità di rivedere il piano attuativo? Insomma, crede che le sue parole possano realmente riaprire la partita?
“Assolutamente sì. E in maniera positiva. E’ evidente che ci serve un presidio fisico. Non ci interessa se a Bisaccia o a Sant’Angelo, oppure ancora se verrà diviso tra le due strutture. De Mita ha fatto riferimento a giudizi nazionali a cui già io mi ero appellato. Ne sono soddisfatto. Bisogna smetterla di minimizzare il problema, pensando che tanto quelli dell’Alta Irpinia sono quattro gatti, e fare anche qui quanto è stato fatto nei piccolissimi presidi delle aree costiere”.
Pensa davvero che ce ne sia ancora il tempo?
“Ne sono certo. E, personalmente, sono già pronto ad avanzare la mia proposta nel comitato dei sindaci”.
(di Flavio Coppola)