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Per ciò che invece riguarda la sicurezza sul lavoro, i militari hanno potuto accertare che – come di consueto – anche in questo caso la datrice di lavoro aveva omesso di sottoporre i dipendenti alla visita medica obbligatoria e di consegnare loro i dispositivi di protezione individuale. Sull’impianto conciario, altresì sprovvisto di autorizzazione sanitaria e che già per queste violazioni è stato sottoposto a sequestro preventivo, sono poi state condotte anche ulteriori e più approfondite indagini. Infatti, i Carabinieri hanno potuto costatare che uno dei macchinari per l’inchiodatura delle pelli non era di proprietà della titolare dell’azienda, bensì del marito, anch’egli titolare di analoga ditta conciaria, ma cui macchinario era già stato sequestrato durante un’altra precedente ispezione da parte dei medesimi militari.
Per questi motivi e per le violazioni commesse, l’ispezione dei Carabinieri si è conclusa con il deferimento in stato di libertà dell’imprenditrice titolare della ditta, una solofrana di 49 anni, e del marito, nonché con la contestazione di una sanzione amministrativa per più di 2mila euro.