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La vicenda dei rifiuti prodotti dalle industrie della concia a Solofra resta tematica più che mai attuale. Ad oggi i cosiddetti ‘scarti’ vengono affidati ad imprese esterne che si occupano di smaltimento. Ma questo processo richiede un notevole dispendio di danaro per gli imprenditori conciari, già a loro volta costretti a fare i conti con una crisi congiunturale che ha in pratica messo in ginocchio l’intera filiera. E’ bene ricordare come, anni fa, questi scarti di pellame venivano presi in consegna dalla Corcosol, l’impianto solofrano che lavorava i prodotti di scarto per realizzarne concime. Dopo l’incendio del 2007 e la successiva chiusura dello stabilimento, l’area della Corcosol è stata classificata quale Sin (sito interesse nazionale). Affinchè la Corcosol possa riaprire, sarà necessario effettuare un’opera di bonifica del posto, di concerto con il Ministero dell’Ambiente. Ma il risanamento tardivo delle aree Sin di Solofra potrebbe mettere a repentaglio l’acquisizione del marchio di eco-compatibilità e il rilancio dell’intero distretto.