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Solofra – Inchiesta di Repubblica, polemiche tra Prc e Confapi

Solofra – Scende in campo il Prc “Circolo di Solofra 25 Aprile” per ringraziare in modo del tutto ironico sia l’Unione degli Industriali che la Confapi, e le altre associazioni imprenditoriali, ‘risentite’ dalla denuncia del quotidiano “La Repubblica” circa l’ambiente di lavoro nelle concerie locali. In pratica gli esponenti convalidano tutto l’articolo “Tra veleni e ignoranza nelle concerie italiane ci si può lasciare la pelle” uscito nel supplemento “Il Venerdi” di Repubblica il sedici febbraio scorso. Fanno capire che alcuni prodotti, tipo acidi, resine ed altri si versano a mano; l’esistenza di concerie che in 100 metri quadri presentano vari macchinari “e che tutti insieme fanno respirare i vapori degli scarichi dei bottali delle tinture”. “Tante grazie – recita il manifesto – per aver esternalizzato a conto terzi e piccoli padroncini tutte quelle fasi di lavorazione più fastidiose e che in molti casi vedono lavorare gli addetti su macchinari privi di meccanismi e mezzi di sicurezza. Ma soprattutto li biasimiamo perché non fanno niente o fanno poco per allontanare le ‘mele marce’ che paralizzano l’ intera categoria imprenditoriale solofrana facendosi cosi del male due volte: prima screditandosi agli occhi dell’ opinione pubblica nazionale, europea e mondiale e poi facendosi fare concorrenza sul prodotto proprio da coloro che riescono a vendere a minor prezzo grazie al risparmio sui costi della tutela ambientale e dei lavoratori”. Il documento sembra però aver creato interesse e scetticismo nella cittadinanza. Per Franco Rizzo, presidente provinciale Confapi, una delle parti tirate in ballo dai bertinottiani locali, “Nulla da replicare, lo rispetto ma ho già detto pubblicamente tramite manifesto il mio pensiero sull’articolo in questione. Non faccio polemica alcuna perché sono un imprenditore, oltre che presidente della Confapi, mentre Rifondazione Comunista fa politica. Voglio ricordare che questo terrorismo mediatico non bloccherà i conciatori solofrani che risultano una categoria attenta ed all’avanguardia sulle tematiche ambientali”. Rizzo evidenzia anche che “da anni i conciatori stanno utilizzando prodotti nei processi di lavorazione che rispettano le normative europee in materia di tutela ambientale”. Ciò lo dimostra il ritorno della concia al vegetale e il consumo di pelle semilavorate da parte di quasi tutti gli opifici conciari presenti nel polo solofrano. (di Dante Grimaldi)

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