
Solofra – Continua il lavoro della commissione tecnico-scientifica voluta dalla maggioranza Guarino circa la sicurezza ambientale dopo l’incendio avvenuto alla Corcosol. Nell’attesa tutto è bloccato presso la società che trasforma in concime biologico i residui del pellame. Per la cronaca non è il primo incendio visto che un episodio simile capitò nei giorni di ferragosto anni addietro. Le fiamme furono domate dai Vigili del Fuoco. La cittadinanza venne allarmata dai media “ma non ci fu alcun pericolo di sorta – ricorda un dipendente della ditta – e non ci fu il clamore attuale, forse perché erano tutti in vacanza”. I rifiuti del pellame negli anni settanta risultavano un problema perché non si sapeva dove smaltirli, qualcuno pensò addirittura di sotterrarla sulla Scorza, località boschiva. Allora gli operatori conciari misero in cantiere un’iniziativa per eliminare queste discariche locali, cioè quella di creare un’azienda capace di riciclare i residui del pellame. Era il 1976. La tecnologia venne acquisita da aziende di S. Croce sull’Arno ed Arzignano. La ditta non ha mai prodotto grossi utili, però nel tempo è riuscita a resistere e a far fronte ai suoi impegni volgendo l’attività prefissata dai fondatori. Venne politicizzata per alcuni anni a causa della presenza del Codiso per il 20 per cento e quindi dal Comune che deteneva il 51 per cento dell’impianto di depurazione. Dal 1995 al 2002 la ditta ha dato, in comodato gratuito al Comune, un’area di circa 2000mq, adiacente allo stabilimento, per lo stoccaggio dei rifiuti solidi urbani. Area gestita dalla ditta De Girolamo che effettuava la raccolta a Solofra. Nel periodo 2002 – 2003 vi fu il blocco delle vendite. Il Codiso si disfece dei titoli azionari acquistati dagli imprenditori locali e a seguito del fallimento dell’azienda, finirono nelle mani di un imprenditore della provincia salernitana. Questi a sua volta offrì i titoli agli imprenditori solofrani ma uno solo acquistò l’intero pacchetto azionario di circa il 20 per cento, cioè l’intero capitale sociale della Corcosol. Tale operazione però creò una rottura tra i due blocchi di azionisti. E nel 2002 si ebbero le prime conseguenze: vennero infatti contestati gli ordinativi dal maggiore cliente dell’azienda. Nello stesso periodo vi fu un principio d’incendio che costrinse lo stoccaggio provvisorio all’aperto sul piazzale munito di griglie per la raccolta delle acque in fognatura industriale, collegata al pozzetto fiscale del Codiso. Poi a seguito dei controlli dell’Asl, dei Nas, dell’Arpac, del Comune conciario, vi fu lo sgombero del materiale stoccato trasferito al coperto sotto le pensiline subito costruite. Nel 2004, a causa dell’emergenza rifiuti urbani, il sindaco Guarino ordinò alla Corcosol di stoccare i rifiuti del territorio nel piazzale. Tutto filò liscio fino al giugno del 2005. Ma nel 2006 scadde l’autorizzazione regionale. La Provincia non diede parere favorevole perché riteneva che lo stoccaggio del materiale Corcosol causasse l’inquinamento del sottosuolo. E sulla Corcosol piombarono Arpac, Nas, Forestale ed altri per accertamenti, sondaggi, carotaggi, analisi del sottosuolo, conferenze dei servizi, visite continue dei Vigili Urbani. La storia continua nel 2007. Fino all’incendio dello scorso mese. In un anno l’azienda riceve ben 18mila tonnellate di risulta conciaria che viene selezionata e solo il 70 per cento viene utilizzato per la produzione del concime mentre l’altro 30 per cento va in discariche autorizzate. Al momento tutto è fermo e le concerie lavorano mentre la gente si chiede “dove finirà la risulta conciaria?”. E’ stata già avvistata in varie parti come sulle piazzette di sosta della superstrada che porta a Salerno. (di Dante Grimaldi)