Sisma, Iandoli: “La classe dirigente ha tolto speranza all’Irpinia”

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Avellino – “Basta con le solite passerelle, con le parate. L’hanno fatto in occasione del ventennale e il copione si è ripetuto, stantio e insopportabile, anche per il venticinquesimo anniversario del terremoto del 1980”. Modestino Iandoli, presidente provinciale di Alleanza Nazionale, all’indomani delle cerimonie che si sono svolte sull’intero territorio irpino, sostiene che la classe dirigente che guida la provincia di Avellino e la Campania farebbe bene ad interrogarsi su quello che è stato il terremoto, sulla tragedia che ha sconvolto il territorio, portando morte e distruzione, e sulle tante occasioni mancate: “Rispetto a tutto quello che non è stato e che poteva essere – commenta Iandoli – la risposta che tutti ci saremmo aspettati è il silenzio”. Per il presidente provinciale di An i dati parlano chiaro. “Sono stati stanziati per la ricostruzione circa 70mila miliardi di vecchie lire. Dovevano servire per ricostruire i paesi, le case, ma anche per disegnare lo sviluppo possibile di questo territorio. Oggi, rispetto a venticinque anni fa, sono 55mila le persone in più che cercano un’occupazione. Sono questi numeri che, più di ogni altra cerimonia e di ogni altra celebrazione, restituiscono l’immagine chiara ed inequivocabile di un fallimento. Si aspetta ancora da questa classe dirigente l’indicazione, chiara e concreta, di una prospettiva di sviluppo per l’Irpinia. Di fronte ad un notevole impiego di denaro pubblico, i risultati sono davanti agli occhi di tutti. Le celebrazioni di questi giorni non riescono a coprire e a colmare, pur con il loro fragore, il vuoto che certa politica ha saputo creare, facendo venir meno la speranza che dovrebbe essere il lievito per la crescita di ogni territorio”.

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