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Sicurezza nello sport: metà degli atleti non fa le visite mediche

Presso il salone della sede provinciale del Coni si è tenuto un convegno incentrato sulla sensibilizzazione alle visite mediche sportive degli atleti. Un tema scottante, soprattutto in Irpinia, che ha registrato nei primi mesi del 2009 ben due morti durante l’attività sportiva. Lo sport procura benefici fisici e psico-sociali, ma non deve mettere i giovani atleti – apparentemente sani – a rischio di collasso cardiovascolare. Un grido d’allarme è stato lanciato da Gennaro Buonfiglio, presidente regionale Fmsi: “In Campania c’è una grande evasione della visita per l’idoneità sportiva, oltre il 50%. Inoltre aggiungo che il 40% delle stesse vengono fatte in modo illegale”. Una dichiarazione che lascia esterrefatti molti presenti, dal presidente del Coni provinciale Giuseppe Saviano agli altri relatori, a partire dal sindaco Giuseppe Galasso, dal dirigente Settore Sanità Regione Campania Antonio Gambacorta, per arrivare al presidente Ordine dei Medici Antonio D’Avanzo, al direttore generale Azienda Moscati Pino Rosato, a Luciano Marino delegato provinciale Fmsi, a Franco Cerullo responsabile servizio medicina dello sport, a Rizziero Ronconi presidente Ams, a Maria Luisa Pascarella in rappresentanza dell’AslAv2 e infine al presidente regionale del Coni Cosimo Sibilia. Gambacorta ha aggiunto che “… la certificazione deve essere inserita nei livelli essenziali di assistenza sanitaria, perché le società sportive non possono affrontare questa ulteriore spesa”. Per il cardiologo Pino Rosato: “C’è bisogno di una maggiore sorveglianza, il certificato deve essere fatto dopo accurate visite. Bisogna trasferire la cultura della sicurezza, solo così si possono fermare spiacevoli episodi”. Giuseppe Galasso, invece, punta l’obiettivo sui controlli. “Le società sportive devono necessariamente collaborare. Prima di scendere in campo c’è bisogno di educazione sociale. L’attività sportiva va affrontata per grado, non bisogna chiedere troppo al proprio fisico”. Il mezzo più efficace per prevenire eventuali situazioni a rischio sul campo è una accurata certificazione periodica che viene rilasciata da ambulatori e centri specializzati inseriti nell’albo regionale dei medici prescrittori. In Irpinia secondo alcuni dati offerti durante il convegno, ad essere abilitati al rilascio del certificato sono circa dieci medici capaci di utilizzare apparecchiature strumentali.
La chiusura è stata affidata al presidente regionale del Coni Cosimo Sibilia che ha più volte ribadito di voler attuare nel suo mandato presidenziale “… la lotta al doping, garantire la sinergia tra gli enti preposti al controllo e come Coni farsi carico di distribuire contributi condizionati, affinché da parte di federazioni e associazioni ci sia preventivamente un rigido controllo sulle condizioni degli atleti tesserati. Perché morire per lo sport – ha concluso – è davvero inconcepibile”. (di Mauro Mastroberardino)

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