Sicurezza – Accolto l’appello di Fini: via la norma sui presidi spia

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Salta la norma inserita nel Ddl sicurezza sui presidi-spia: per i figli degli immigrati irregolari non sarà necessario il permesso di soggiorno per l’iscrizione alla scuola dell’obbligo. La norma sotto i riflettori elimina dalle eccezioni all’obbligo di esibizione di documenti gli atti di stato civile o relativi all’accesso a pubblici servizi e, dunque, a servizi sociali, sanitari, scolastici e servizi pubblici locali. Restano esclusi dall’obbligo di esibizione di documenti i provvedimenti di accesso alle prestazioni sanitarie per gli stranieri non iscritti al Servizio sanitario nazionale. Gianfranco Fini sul punto relativo alla scuola aveva preso ieri carta e penna per scrivere al ministro dell’Interno Roberto Maroni una lettera, evidenziando che la disposizione introdotta nell’articolo 45 non trova riscontri nella normativa europea e presenta profili di incostituzionalità, negando di fatto la frequenza a scuola ai figli degli immigrati clandestini. “La missiva di Fini – ha sottolineato Maroni – sollevava un problema costituzionale, era un esame fondato. Quindi abbiamo escluso dal divieto l’iscrizione dei minori alla scuola dell’obbligo e salvaguardato il diritto a partecipare alle attività scolastiche”.

Ma la presa di posizione del presidente della Camera sembra aver dato il via alle polemiche all’interno della maggioranza. Tra i primi a reagire, il sindaco di Verona, Flavio Tosi, che giudica ‘pericolosa’ l’apertura di Fini sull’immigrazione e rilancia: “Gli unici diritti inalienabili sono quelli che riguardano la sopravvivenza. Riconoscere l’istruzione – ha aggiunto – significa ammettere il diritto dei clandestini a una permanenza senza limiti”.

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