Siani (Cnr): “Rischio diossina?… Rifiuti altro che maiale”

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Il “rischio di assorbire diossine” arriva piu’ “dall’inquinamento ambientale”, dalle “lavorazioni industriali” e da un “cattivo smaltimento dei rifiuti”, che “non dalla costoletta di maiale”. E quello che si consolida come “fattore cruciale” nella catena alimentare e’ “tutta la gestione dei mangimi animali”. A chiarire l’aspetto è Alfonso Siani dell’Istituto delle Scienze dell’Alimentazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Avellino, uno dei ricercatori italiani che gia’ si trovo’ in prima linea quando scoppio’ il caso di presenza di diossine in alcune produzioni, non controllate, di mozzarelle di bufale campane. “Il maiale -spiega Siani- e’ un comparto in cui l’Italia ha una grossa autonomia rispetto alle importazioni, ma, a differenza di polli e ovini, non c’e’ una totale tracciabilita’ del prodotto. Nonostante questo, e’ fuori luogo un allarmismo generalizzato. E’ ben piu’ pericolosa e scientificamente provata l’esposizione, e quindi il danno grave per la salute, derivante dalle diossine prodotte da alcune lavorazioni industriali o dallo smaltimento non corretto dei rifiuti, specie se tossici, piuttosto che dall’alimentazione, in questo caso dal prosciutto o dalle fettine di carne di maiale”. “Per parlare di rischi importanti, -continua Siani- si dovrebbero consumare solo prodotti di maiale inquinati come unico componente della dieta ed e’ improbabile. E per questo non ritengo ci sia un rischio elevato per la salute dei consumatori italiani che hanno, tra l’altro, una dieta prevalentemente variata”. (di Nicola Manzione)

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