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Si tratta di un evento di notevole valore culturale, che abbraccia un arco di tempo che va da ottobre a maggio, coinvolgendo molti comuni della provincia e numerosi Istituti scolastici, nel segno della poesia meridiana, poesia figlia del pensiero meridiano, quel pensiero che ricorda all’Uomo che ci sono dei limiti da rispettare, altrimenti si è condannati all’autodistruzione, di quel pensiero meridiano, che ci ricorda che l’uomo non è nato per produrre e consumare (i modelli imposti dal capitalismo amorale e dal consumismo), ma è nato per pensare e amare. L’uomo, invece, ha dimenticato i suoi limiti, non ne impone più a se stesso, si è trasformato in Dio distruggendo la Natura, aspirando all’immortalità, polverizzando tutto per l’ansia di consumare. Albert Camus, come in seguito Pier Paolo Pasolini, ammoniva nel teorizzare il pensiero meridiano: “… o si servirà quel valore che il limite per se stesso costituisce, oppure la dismisura contemporanea non troverà regola e pace se non nella distruzione universale”. Ritornare ad una vita a misura d’uomo significa non superare i limiti, perché siamo vittima, ammonisce Franco Cassano, di “questa religione affannata e paonazza, questa preghiera mattutina o del crepuscolo recitata sudando all’ombra dei grattacieli”, che “serve a riempire tutti i pori della nostra mente e ad impedire che l’idea della legittimità di un’altra forma di vita si affacci alla nostra porta”.
Dunque, l’uomo moderno, che violenta la Natura, con l’inquinamento, con l’industrializzazione, con la necessità di produrre sempre di più, che si erge a “creatore”, proponendosi di progettare uomini superiori (automi), che potrebbero un giorno dominare gli altri uomini, che aspira all’immortalità, elevandosi a dio, non ha più consapevolezza dei propri limiti, e disprezzandoli, si autodistrugge, come inconsapevolmente l’eroe tragico di Eschilo o di Sofocle. E poi c’è il Mediterraneo, che Fernand Braudel ha voluto rappresentare come “un mosaico di tanti colori”, e come una miriade di città che si tengono per mano e formano un arcipelago, diremmo un girotondo, di pace. Ancora Cassano ammonisce: “… una sfida antica e grande per l’uomo mediterraneo, quella di costruire collegamenti e contatti, di costruire ponti, di rendere pontos quel mare alto e difficile …”.
Questa poesia che costruisce ponti è la Poesia Meridiana oggetto del Festival.