“La protesta scatterà il prossimo 12 Dicembre con manifestazioni territoriali che vedranno la partecipazione di UIL e CGIL avendo la CISL operato una scelta diversa. La soglia dell’intolleranza e dell’arroganza di un Governo sordo, auto celebrativo che fugge ogni confronto si è pienamente manifestata con il rifiuto del Ministro Poletti che pur presente ai lavori e invitato, si è sottratto dopo aver registrata la posizione della UIL appunto distinta è distante dal Governo Renzi”, ha dichiarato Luigi Simeone. “In un Paese democratico, ma sopratutto per una moderna sinistra di governo è indispensabile -spiega Simeone- recuperare il pragmatismo e il valore anche delle diversità, che attraverso il confronto e semmai anche dello scontro possono e devono determinare le scelte più utili al Paese. Per la UIL non c’è più spazio per le interpretazioni o per le attese perché anche restando fermi si arretra, la legge di stabilità, il jobs act e il riscorso alla fiducia su ogni provvedimento del governo, rappresentano solo l’apice di una diffusa insofferenza che il sindacato vuole e deve intercettare e rappresentare. Lo SCIOPERO per il sindacato resta uno strumento e non un fine, farebbe bene il Presidente del Consiglio a rispettarlo e subirlo con meno fastidio e ancor minore arroganza, che lo porta palesemente ad annunci vuoti e fatui su cui poi si fa miseramente retromarcia per gli accordi con la destra ufficiale del paese e con i poteri forti dell’economia e delle imprese. Nei giorni che ci separano dallo sciopero la UIL e la CGIL con i segretari generali Simeone e Petruzziello opereranno ogni sforzo organizzativo e politico per spiegare a tutti i lavoratori, ai pensionati, ai disoccupati, ai precari, agli studenti, agli immigrati e ai tanti e tanti che si rivolgono alle nostre centri di assistenza, che c’è la possibilità di cambiare le cose e che ora più di sempre non è prioritario immaginare cosa succederà dopo lo sciopero, quanto credere che lo sciopero sia solo la prima delle azioni che dovranno intensificarsi per far cambiare idea a chi non sarà in piazza ma sopratutto a chi sta impoverendo il Paese a vantaggio delle imprese e delle banche”.