
Avellino – In merito alla proposta dell’Ato della costituzione di una SpA pubblica per la gestione del servizio idrico integrato avanzata dal CdA dell’Ato, “che ha affermato di essere vincolato dalla scelta compiuta dal legislatore regionale, che ha definito il servizio idrico integrato privo di rilevanza economica”, arriva il commento di Eduardo Di Gennaro, direttore Generale dell’Alto Calore Servizi. “Alla luce di tale definizione, esplicitata dalla legge regionale n° 2/2010 – si legge – è possibile l’affidamento diretto in house del servizio idrico integrato a società interamente pubbliche o miste pubblico-privato, con maggioranza assoluta pubblica. L’Ato propone per la gestione del servizio una S.p.A. pubblica che dovrebbe subentrare ad Acs, dimenticando forse le sue competenze originarie, che sono quelle di programmazione (a tal proposito, a quando l’aggiornamento del Piano d’Ambito?): nessuna competenza ha, invece, in merito a quanto proposto circa la gestione del Servizio Idrico Integrato. Ci si domanda: è un tentativo dell’Ato di sopravvivere, atteso che, come previsto dal Decreto Ronchi, dovrà essere soppresso? Quali funzioni avranno in questa nuova Società l’attuale Presidente dell’Ato e il famoso consulente legale dell’Ente, Cicenia (senza alcuna polemica, si gradirebbe una risposta)? Che senso ha costituire una nuova Società pubblica quando ne esiste già una, ossia l’Alto Calore Servizi (Acs)? Si potrebbe obiettare che Acs non ha, al momento, i requisiti per l’affidamento diretto in house. A tale obiezione si risponde – prosegue la nota – che i requisiti sono: bilancio in utile; attivazione controllo analogo con la nomina di un’apposita commissione assembleare; trasformazione in house, previo adeguamento statutario. Nel merito si precisa che Acs ha già deliberato da tempo sia l’adeguamento statutario che il regolamento che prevede la nomina della commissione assembleare deputata al controllo analogo, oltre ad aver approvato un bilancio in utile per oltre 3 milioni di €. Allo stato, manca la delibera da parte dell’Assemblea dei Soci, per motivi strettamente politici, sui quali esula dalle competenze dello scrivente esprimersi. Allora, si deve concludere che Acs può avere tutti i requisiti per l’affidamento diretto, ma gli si impedisce di averli per altre motivazioni che, in questa sede, non è il caso di esplicitare. La proposta dell’Ato, elaborata dal consulente legale dell’ente, non dice nulla di nuovo o, forse, in verità qualcosa di nuovo lo dice – avverte – Sponsorizza la costituzione di un’inutile nuova Società dove dovranno trovar posto alcuni ben noti personaggi!”.