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Serie B – Avellino ‘crolla’ divorato da speranze e matematica

Il sipario sta per calare, la storia però, tra le sofferenze di una intera provincia, anche questa volta non avrà il lieto fine. L’Avellino si avvia ad un nuovo crollo in terza serie, ad un ritorno in C scongiurato ma che ormai sembra essere dietro l’angolo. Per Di Cecco e compagni, che anche a Brescia hanno tenuto testa agli avversari, si attende soltanto la matematica a confermare l’ennesimo fallimento in cadetteria. Nonostante subito dopo la riammissione nella seconda serie nazionale il patron Pugliese abbia sventolato ai quattro venti l’intenzione di non commettere gli stessi sbagli del passato, gli errori puntualmente si sono ripresentati e si ritorna inesorabilmente al passato, nell’inferno del ‘rude’ pallone. Purtroppo come ogni anno la partenza con handicap ha mandato i piani di salvezza all’aria in un torneo dagli scarsi contenuti tecnici, in un campionato che per valori è inferiore a quello dello scorso anno. Un ritiro che sembrava un porto di mare, calciatori scelti forse nemmeno in relazione alle reali necessità dell’organico. Scommesse vinte (Pepe, Mesbah, Koman, Dettori, Pacilli) altre perse: Aubameyang-De Martino giusto per fare qualche nome. Affidarsi ad Incocciati – buon calciatore, ma con alcuna esperienza in panca – è stata una mossa troppo azzardata che ha praticamente tagliato le gambe ad una squadra che con l’avvento di Campilongo ha provato a trovare la strada giusta, mostrando anche qualcosa di buono e dando grossi segnali di ripresa, giocando un bel calcio in diverse occasioni, anche quando alla fine non si è riusciti a fare risultato. Il tecnico di Fuorigrotta ha permesso di mantenere viva la speranza, di tenere accesa la fiammella, di permettere ad un gruppo allo sbando di giocarsela, di dire la sua. Insomma, grazie al napoletano i lupi hanno avuto almeno la sciabola per provare a vincere qualche duello e rimanere aggrappato a quella serie persa nelle recenti apparizioni. I due punti in sette gare sotto la gestione dell’ex rossonero non hanno facilitato una ardua e difficile rimonta. Anzi, hanno costretto una squadra giovane e composta da buone individualità a giocare sempre e comunque con l’acqua alla gola, a rincorrere una vittoria per la vita, per il rilancio per un sogno in alcuni frangenti accarezzato, che a cavallo tra ottobre e novembre poteva metabolizzarsi.

Qualcuno parla di sfortuna, della perdita dei pezzi da 90 nel momento topico della stagione. È vero che la dea bendata ha voltato le spalle all’undici biancoverde, però bisogna essere onesti e ammettere la costruzione approssimativa di un organico sovraffollato in certi reparti e carente in altri. In avanti Sforzini e De Zerbi sono di sicuro i brillanti, il valore aggiunto di questa squadra. Dietro di loro… il vuoto. E la responsabilità è della società che ha pensato di poter giocare la stagione soltanto con i due ‘brillanti’ senza pensare ad infortuni, squalifiche che nel corso del torneo ci possono essere. Sembra proprio che la parola programmazione sia stata bandita dal vocabolario dell’Us e si arranca, si prova ad andare avanti alla meno peggio con tante, troppe teste pronte a costruire, ad assemblare, a prendersi i meriti, a scaricare le colpe. Un caos che di sicuro non giova nessuno e che regala l’ennesima grande amarezza ad una piazza che aspetta la salvezza tra chi conta da 17 lunghi anni, dal 92’ da quando c’è stato il primo ‘scivolone’ per poi cadere nell’anonimato, riprendersi e ricascare con un continuo ascensore che rischia di fare entrare l’Avellino nel guinnes dei primati.

Una nuova stagione disastrosa per una formazione ‘amata’ dai grandi, un po’ meno dai piccoli. Proprio così, con tutta la passione, con tutta la voglia di chi segue le sorti del lupo da una vita, di chi è al fianco della ‘1912’ da anni, i piccoli tifosi, i ‘cuccioli’ appassionati di calcio non ci sono e mai potranno esserci verso il biancoverde d’Irpinia.

Come può un bimbo di otto anni affezionarsi a questa maglia? Come può una giovane leva che si avvicina al mondo del pallone tifare Avellino? È una cosa difficile e comprensibile perché un piccolo supporter che dal 2003 ad oggi ha visto 2 promozioni e 4 retrocessioni, includendo quella della stagione in corso, non può diventare un affezionato dei lupi. Troppe sofferenze e umiliazioni, delusioni su delusioni. Sconfitte e ‘ritorno’ all’inferno – fuori dal calcio dei grandi – che alla fine hanno allontanato anche i più accaniti sostenitori dallo stadio. Non scalfendo il sentimento verso questa maglia, ma reprimendolo, chiudendolo dentro al proprio cuore con una chiave ed un lucchetto. Avellino vive ancora per i lupi, ma non li riconosce e non si riconosce più… aspetta però un futuro migliore!(di Sabino Giannattasio)

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