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Qualcuno parla di sfortuna, della perdita dei pezzi da 90 nel momento topico della stagione. È vero che la dea bendata ha voltato le spalle all’undici biancoverde, però bisogna essere onesti e ammettere la costruzione approssimativa di un organico sovraffollato in certi reparti e carente in altri. In avanti Sforzini e De Zerbi sono di sicuro i brillanti, il valore aggiunto di questa squadra. Dietro di loro… il vuoto. E la responsabilità è della società che ha pensato di poter giocare la stagione soltanto con i due ‘brillanti’ senza pensare ad infortuni, squalifiche che nel corso del torneo ci possono essere. Sembra proprio che la parola programmazione sia stata bandita dal vocabolario dell’Us e si arranca, si prova ad andare avanti alla meno peggio con tante, troppe teste pronte a costruire, ad assemblare, a prendersi i meriti, a scaricare le colpe. Un caos che di sicuro non giova nessuno e che regala l’ennesima grande amarezza ad una piazza che aspetta la salvezza tra chi conta da 17 lunghi anni, dal 92’ da quando c’è stato il primo ‘scivolone’ per poi cadere nell’anonimato, riprendersi e ricascare con un continuo ascensore che rischia di fare entrare l’Avellino nel guinnes dei primati.
Una nuova stagione disastrosa per una formazione ‘amata’ dai grandi, un po’ meno dai piccoli. Proprio così, con tutta la passione, con tutta la voglia di chi segue le sorti del lupo da una vita, di chi è al fianco della ‘1912’ da anni, i piccoli tifosi, i ‘cuccioli’ appassionati di calcio non ci sono e mai potranno esserci verso il biancoverde d’Irpinia.
Come può un bimbo di otto anni affezionarsi a questa maglia? Come può una giovane leva che si avvicina al mondo del pallone tifare Avellino? È una cosa difficile e comprensibile perché un piccolo supporter che dal 2003 ad oggi ha visto 2 promozioni e 4 retrocessioni, includendo quella della stagione in corso, non può diventare un affezionato dei lupi. Troppe sofferenze e umiliazioni, delusioni su delusioni. Sconfitte e ‘ritorno’ all’inferno – fuori dal calcio dei grandi – che alla fine hanno allontanato anche i più accaniti sostenitori dallo stadio. Non scalfendo il sentimento verso questa maglia, ma reprimendolo, chiudendolo dentro al proprio cuore con una chiave ed un lucchetto. Avellino vive ancora per i lupi, ma non li riconosce e non si riconosce più… aspetta però un futuro migliore!(di Sabino Giannattasio)