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Tra quelle quattro mura tira avanti, non può permettersi una casa come tutti i comuni mortali perché non ha soldi per pagare l’affitto. “Devo mantenere la prole, che studia ancora, e così sono stato costretto a tirare la cinghia al massimo. Ho pure dormito in macchina, non mi vergogno a dirlo ma non ho mai fatto del male a nessuno” dice con un velo di tristezza alla giornalista Ciarcia autrice dell’articolo.
Ma Antonio per tenersi impegnato in modo volontario pulisce la zona della taverna attorno al cimitero, pota le siepi, spazza le cunette, lava le panchine e persino i contenitori della raccolta differenziata. E quando la fortuna lo assiste, c’è qualcuno che gli dona qualche moneta e un piatto caldo.