
Si chiude definitivamente la questione incompatibilità sollevata dalla Corte Costituzionale che vietava l’essere deputato/sindaco oppure senatore/sindaco. In tale sentenza non si era mai parlato espressamente di doppio incarico tra deputato/senatore e presidente di Provincia che artatamente veniva tirata in ballo per giochi politici (vedi i continui attacchi di Marco Pugliese a Cosimo Sibilia). Ora con la decisione della Giunta per le elezioni del Senato le sorprese sono ancora più ghiotte. Con una decisione che suona come uno schiaffo alla Corte Costituzionale, il Senato smentisce quanto solo una settimana fa è stato deciso alla Camera. La Giunta per le elezioni di Palazzo Madama ha infatti votato contro l’incompatibilità tra la carica di senatore e quella di sindaco decisa dalla Consulta. Il 14 dicembre la Giunta delle Elezioni della Camera aveva deciso l’incompatibilità tra la fascia tricolore ed il seggio a Montecitorio. Ma oggi a Palazzo Madama c’è stato il colpo di scena: Pdl e Lega hanno votato contro le deliberazioni della Corte costituzionale sulle incompatibilità tra sindaci di città con più di 20mila abitanti e parlamentari, sostenendo appunto che i senatori Antonio Azzollini e Vincenzo Nespoli, entrambi del Pdl e rispettivamente sindaci di Molfetta e di Afragola, possono continuare a ricoprire entrambe le cariche, senza l’obbligo di optare per l’uno o l’altra. A parole povere non vale in modo retroattivo. Idv e Pd hanno abbandonato i lavori per protesta, compreso il presidente della Giunta, Marco Follini.Se qualcuno continuava ad insinuare sulla posizione del Presidente della Provincia di Avellino, nonostante la sentenza della Consulta fosse già chiara poiché espressamente citava i sindaci dei Comuni oltre i 20mila abitanti e non i Presidenti di Province. Oggi con la decisione della Giunta del Senato c’è la definitiva chiusura della vicenda: sarà possibile essere sindaco-senatore, ma non sindaco-deputato. E Cosimo Sibilia potrà continuare a svolgere il suo mandato di presidente di Provincia, anche se non c’era bisogno di attendere la decisione della Giunta del Senato per esserne certi, visto che non era mai stata tirata in ballo la sua posizione. La candidatura a Presidente della Provincia maturò a seguito di un parere preventivo, in gergo “giudicato” dello stesso Senato sui possibili casi di incompatibilità.