Seduta da Alto Calore. La Sindaca al collega: “Imbecille”

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L’assemblea dell’Alto Calore si trasforma in un set cinematografico. E’ pur vero che si avvicina Natale ed è tempo di andare a vedere i cinepanettoni, ma ciò che è andato in atto durante l’incontro dei sindaci, dire deplorevole è fare un complimento. Non ce ne voglia la protagonista: sì parliamo di una donna, una fascia tricolore. La sindaca, professoressa “poco gentile” Filomena Laudato, vicina alle posizioni del Partito Democratico, nella foga del suo intervento, ha tacciato un suo “collega (che poi non lo era ndr)” con un bell’”imbecille” a scena aperta. Tra le risate generali e la tensione a fior di pelle, non è che il primo cittadino ha mostrato tutto il suo lato migliore. Il povero malcapitato Giuseppe Di Leo, assessore comunale di Sturno, seduto in prima fila con una smorfia-sorriso ha incassato il colpo. Proprio non se lo sarebbe aspettato un epiteto così colorito e ficcante da una sindaca, che avrà avuto tutte le sue ragioni per etichettarlo così. Un cinepanettone da Alto Calore, con all’ordine del giorno una richiesta del Partito Democratico di sfiduciare il Consiglio di Amministrazione che regge sull’asse Pdl-Udc. Cosa che poi non è avvenuta: anzi paradosso i presenti hanno confermato la fiducia, con qualcuno che si è defilato e gli stessi rappresentanti del Partito Democratico che se la sono date a gambe levate, tranne qualche eccezione: appunta la sindaca di Arpaise, comune beneventano di poche anime, ma rappresentato da un sindaco sanguigno. Ma spulciando negli archivi la sindaca, professoressa Mena, non è nuova ad affrontare petto a petto le questioni. Come non ricordare il duetto con la Santanché, durante Governoincontra: la rappresentante di Governo fece i complimenti a Benevento, la sindachessa spronò sul fatto che doveva venire più spesso nel Sannio. La Santanché allora replicò chiedendole di quante volte era stata a Cuneo (la Santanché è piemontese, ndr), e la Laudato rispose che c’era stata numerose volte tanto da conoscere pure i ristoranti. Il discorso si spostò sull’aspetto fisico con la Santanché che chiese al sindaco se fosse parente di Rosy Bindi. Allora la sindaca incassò il colpo. Questa volta ad Avellino, invece l’ha dato e pure forte. Quell’”imbecille” al consigliere fa ridere ancora: anche se non è da scartare che possa esserci uno strascico nelle aule giudiziarie. Dire “imbecille” integra il reato di diffamazione, in seguito ad un acceso dibattito. A dirlo è la Cassazione che ha spiegato che tale espressione non può costituire un legittimo esercizio del diritto di critica, previsto dall’art. 51 del codice penale. In particolare, la quinta sezione della Corte di Cassazione, ha stabilito che l’epiteto rappresenta una vera e propria offesa “alle qualità morali e intellettuali dei soggetti criticati” Cosa farà Di Leo a questo punto? Crediamo che si comporterà da gentiluomo.

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