“Scuole e sicurezza”: gli istituti irpini escono sconfitti

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Tanti dati, una sola certezza condivisa: per le scuole irpine urgono provvedimenti seri. La situazione fotografata questa mattina dalle diverse personalità intervenute al convegno “La sicurezza nelle scuole: analisi dei rischi presenti nelle scuole della provincia di Avellino” è, se non proprio tragica, sicuramente preoccupante.

Diversi gli interventi introduttivi alla conferenza promossa dai Vigili del Fuoco di Avellino.
Serafino Vassalli, comandante dei caschi rossi di Avellino, ha disegnato un quadro introduttivo sullo “stato di salute” degli istituti irpini non proprio edificante.

Questi i dati forniti.
Dei campioni rilevati, il 79 per cento sono scuole dell’obbligo, il restante 21 Istituti Superiori.
In Provincia la situazione degli Stati Autorizzativi si precisa in un 22 per cento di scuole provviste di certificati CPI e NOP (rispettivamente i certificati di prevenzione degli incendi e i nulla osta provvisori), un 55 % di scuole che hanno conseguito parere di conformità, e il 23% di istituti che hanno invece ricevuto pareri contrari o che hanno pareri ormai scaduti.
Nella città di Avellino la situazione è più o meno identica: 28 per cento le scuole con CPI e NOP, 54 scuole conformi, 18 le scuole con pareri contrari o scaduti.
“L’auspicio – ha concluso Vassalli – è che non si parli più di percentuali e che si raggiunga al più presto quota 100%”.

Significativo l’intervento di Silvana Tizzano, vice prefetto di Avellino. La Tizzano si è soffermata sull’importanza che ricopre l’educazione a un comportamento pronto in caso di emergenze. “Bisogna educare gli alunni su come muoversi in caso di incendio o di terremoto. Da un comportamento valutato deriva maggiore sicurezza nelle scuole. È dal 1992 che il Ministero promuove campagne di sensibilizzazione in questo senso: l’iniziativa ‘Scuole Sicure’ che ha coinvolto in provincia 160 scuole tra elementari, medie e superiori, rappresenta proprio l’arma, per adesso la più immediata e a costo zero, che si può utilizzare per difendersi da rischi simili in attesa che il 100% auspicato si realizzi”.

Sono seguiti gli interventi di Rosa Grano, Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale, e quello di Silvana Lanza, dirigente del Ministero dell’Interno, dipartimento Protezione Civile che hanno evidenziato l’importanza delle realizzazione di una azione congiunta e sinergica delle istituzioni e degli enti in modo da creare univocità di comportamenti.

Il sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso ha preso poi la parola illustrando il piano di adeguamento perseguito nel corso della propria legislatura. “E’ stata avanzata alla Regione Campania una richiesta di finanziamenti per una somma di 36 milioni di euro per gli edifici della città che necessitano. Ovviamente una cifra simile non si trova dietro l’angolo e per il momento stiamo provvedendo all’abbattimento delle barriere architettoniche e ad un restauro igienico sanitario degli edifici”.

All’intervento del sindaco si sono poi aggiunti quelli di Franco D’Ercole, capogruppo di opposizione regionale, e di Luigi Anzalone, consigliere regionale, con appelli rivolti ad una sensibilizzazione della classe politica alla questione della sicurezza scolastica. “In una graduatoria di priorità dell’agenda politica, questo tema deve essere posto al vertice” ha concluso Franco D’Ercole.

Come sempre acuminato, il senatore Ortensio Zecchino ha continuato su questa falsa riga denunciando la tendenza a dimenticare troppo facilmente i drammi della nostra terra. “Nella mia memoria è ancora vivo il ricordo dei terremoti del 1962 e del 1980. Due catastrofi che hanno lasciato il segno. Terminato l’allarme però, rientrate le grandi paure tutto è ritornato come prima, alla vita e ai comportamenti di sempre mentre invece bisognerebbe mantenere sempre alta l’allerta”. Zecchino ricorda alla platea inoltre che durante la sua attività in qualità di Ministro dell’Istruzione e della Ricerca Scientifica realizzò un coordinamento di tutte le attività nell’ambito della ricerca sismologia, geofisica e geologica. “Nacque così nel 1999 l’Istituto Nazionale di Geofisica, un agenzia nazionale che accorpò tutti gli enti. Così come ho tanto lavorato per la realizzazione di un centro sismologico in Irpinia, inaugurato 2 mesi fa a Grottaminarda”. Il nuovo centro sismologico avrà il compito, oltre che di vigilare sulle attività sismiche del territorio irpino, anche di incentivare la cultura della prevenzione. “Bisogna – ha concluso Zecchino – imparare a convivere con tali calamità, poiché rappresentano le leggi della natura, anche se molto spesso non ci sono amiche”.

Con la presentazione multimediale a cura di Mario Bellizzi, dirigente dei Vigili del Fuoco di Avellino, il pubblico dibattito si addentrato nel tecnico. “I fattori di rischio nelle scuole – ha spiegato Bellizzi – investono anzitutto la sicurezza e la salute. Nella provincia di Avellino le scuole in possesso del certificato C.P.I. sono soltanto il 14 per cento mentre, secondo il rapporto “Ecosistema scuola 2008” di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica la media nazionale si attesta al 52 per cento”.

Bellizzi si è soffermato più dettagliatamente sul rischio derivante dalla natura fortemente sismica della provincia. “Dei dodici principali terremoti italiani registrati nel XX secolo, quattro hanno avuto luogo in Irpinia: nel 1910, con epicentro a Calitri, di magnitudo 5.9, nel 1930 con epicentro ad Aquilonia con magnitudo 6.7, nel 1962 con epicentro ad Ariano Irpino con magnitudo 6.2 e quello, indimenticabile, del 1980 con epicentro a Conza della Campania e magnitudo 6.9. Tutto ciò ha portato ad una classificazione della penisola in quattro fasce sismiche: alta, medio-alta, media e bassa. Secondo l’ultima classificazione sismica dell’Italia, introdotta con l’ordinanza P.C. M. n.3274/2003, il 49 per cento dei comuni irpini appartiene alla fascia 1(pericolosità sismica alta) mentre i restanti comuni appartengono alla seconda categoria ( pericolosità medio – alta)”.

E non è tutto. Dai dati forniti nel 2000 dal Dipartimento della Protezione Civile sulla vulnerabilità degli edifici scolastici, è derivato che su 535 strutture censite 136 hanno vulnerabilità Alta o Medio – Alta. Una situazione che si delinea ancora più critica se si associa alle classi di vulnerabilità anche il grado di rischio sismico dei comuni in cui hanno sede. “Nei comuni della provincia di Avellino ad Alta pericolosità sismica risultano 91 le scuole con vulnerabilità sismica Alta e Medio Alta tra cui 28 scuole per l’infanzia, 30 scuole primarie, 22 scuole medie e 11 superiori”.

Insomma l’edilizia scolastica irpina esce sconfitta da questo check up. Ma allora quali potrebbero essere le cure alle “osteoporotiche” scuole avellinesi? chi o cosa vieta di curarle? Ma soprattutto quando potranno essere messe in pratica?

La risposta a questo annoso problema risiede, secondo Bellizzi, in diversi fattori. “Gli ostacoli principali alla messa in sicurezza delle scuole irpine risiedono anzitutto negli elevati costi che dovrebbero affrontare le amministrazioni e nel fatto che la normativa nazionale impone le verifiche di idoneità sismica ma non stabilisce termini per adeguare le scuole che risultano a rischio”.

Resta quindi l’interrogativo. La nebbia sulla condizione di sicurezza degli studenti irpini non si dirada. Attendere, rimane la parola d’ordine. Ma attendere cosa? Un San Giuliano di Puglia bis? (di Oderica Lusi)

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