Scuola Rampa S.Pasquale – Caputo (Prc): “Un altro buco nell’acqua”

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Atripalda – E’ stato “un epilogo amaro, ancorché prevedibile” secondo Luigi Caputo di Rifondazione Comunista, quello che nei giorni scorsi ha suggellato la vicenda dell’ex scuola elementare di rampa S. Pasquale: il progetto di ristrutturazione presentato dall’amministrazione comunale per la realizzazione di un centro sociale non è stato ammesso, infatti, al finanziamento della Regione Campania relativo ai fondi FESR. “Non si tratta – continua Caputo – di limitarsi a una mera recriminazione rispetto a un esito che , in quanto subordinato alla valutazione di un altro ente, si presentava aleatorio, ma di trarre le logiche conclusioni dalla linea seguita, dalle ultime tre amministrazioni (Capaldo, Rega e Laurenzano ndr.) riguardo alla questioni degli spazi sociali ad Atripalda. Invece di fornire una tempestiva ed adeguata risposta alle giuste rivendicazioni provenienti da ampi strati della cittadinanza (non solo giovanile), mirando alla valorizzazione delle strutture esistenti, (quale l’ex scuola elementare di Contrada S. Gregorio, o lo stesso edificio di S.Pasquale, puntando però su un progetto più essenziale e fattibile), si è preferito tenere una condotta elusiva e dilatoria: da ciò la decisione della Giunta Laurenzano, ma già anticipata da quella che l’aveva preceduta, di optare per il recupero del fabbricato, su un progetto sovradimensionato e oneroso (2 milioni di euro) necessariamente destinato, anche in caso di accoglimento della richiesta di finanziamento, ai tempi lunghi. Tale determinazione sottendeva in realtà un’incomprensione (o meglio una concezione radicalmente diversa) delle esigenze insite nella richiesta di realizzare un centro sociale, all’origine – ricoda Caputo – di una vasta campagna di mobilitazione promossa dal Prc di Atripalda nel 2001, e culminata in un dibattito consiliare preceduto da una raccolta di firme massicciamente sostenuta dalla popolazione. Laddove, infatti, si chiedeva alle istituzioni locali semplicemente di accompagnare e sostenere un percorso di partecipazione in vista della creazione di un luogo destinato alla libera elaborazione artistica e culturale dei giovani atripaldesi, si rispose allora con un linguaggio diffidente e paternalistico, che alludeva a rigidi controlli dall’alto, ravvisando un rischio in quella che invece si configurava come un’opportunità di crescita per Atripalda. Il risultato è che oggi non abbiamo né lo spazio autonomo, né la struttura “ufficiale” del Comune. Restano solo gli oneri per le casse comunali dell’incarico tecnico affidato a un gruppo di professionisti esterni, spese che vanno ad aggiungersi a quelle (circa 100 milioni di lire) sostenute, fra il 1998 il 1999, per far sì che l’edificio scolastico potesse ospitare la sede del Piano per l’infanzia e l’adolescenza, salvo poi essere abbandonato all’incuria più assoluta, quando la nostra città perse il ruolo di comune capofila dell’iniziativa. Un ‘successo’ su tutta la linea – ironizza e conclude l’esponente Prc – non c’è che dire, del quale qualcuno, prima o poi, dovrebbe essere chiamato a rendere conto”.

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