Scoperta ‘boutique del falso’ a Cervinara: 55enne denunciato

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Cervinara – Agenti di polizia e militari delle Fiamme Gialle di Avellino in azione nella mattinata di ieri a Cervinara dove, presso un’abitazione del posto, hanno scoperto una vera e propria “boutique del falso”.
Ben 672 i capi di abbigliamento recanti i marchi di famose griffe della moda che sono stati sequestrati in quella che è stata ribattezzata operazione ‘Boutique’. Inoltre è scattata la segnalazione all’autorità giudiziaria del gestore del “negozio”, identificato in tale E. P. di anni 55, originario di Cervinara, per i reati di contraffazione e di ricettazione.

LA VICENDA – I militari del Nucleo Mobile della Compagnia di Avellino e gli agenti del Commissariato di Cervinara hanno messo a frutto le informazioni sviluppate dalla penetrante attività di controllo del territorio di tutta la provincia. Alcune voci riportavano infatti come operante a Cervinara, un vero e proprio negozio, dove potevano essere acquistati capi d’abbigliamento di famose marche ad un prezzo “scontato” rispetto a quello ufficialmente praticato dalle catene di distribuzione “ufficiali”.
La zona delle ricerche è stata quindi circoscritta alla cittadina di Cervinara ed una volta certi dell’ubicazione del “negozio” (un deposito-magazzino adiacente ad una abitazione provata, con accesso indipendente), gli uomini delle Fiamme Gialle della Compagnia di Avellino e gli agenti del Commissariato di Cervinara hanno fatto irruzione nel locale. A conferma delle ipotesi investigative, dietro il portoncino d’ingresso del deposito è statp trovato tutto l’arredo necessario per l’esercizio di vendita di abbigliamento: manichini, espositori, tavolo, prezzatrici e anche un camerino per le prove.
Al termine delle attività di servizio, è stato sottoposto a sequestro l’intero locale (di circa 150 metri quadrati), con tutto quanto in esso rinvenuto oltre, ovviamente, a 322 capi di abbigliamento (magliette, polo, jeans, scarpe, cinture) ed altri 350 accessori (etichette, prezzatrici, adesivi) che, abilmente nascosti in un retrobottega, erano necessari all’esercente per la contraffazione.
La falsificazione delle famose marche internazionali è risultata essere molto professionale: le etichette presenti sui capi avevano caratteristiche simili a quelle originali sia per quanto attiene i dati relativi alla tipologia di lavaggio, alla composizione, alla località di produzione ed all’azienda distributrice ed anche il cartellino con relativa velina e l’etichetta adesiva con i codici articolo erano copie perfette. I capi potevano pertanto esser prezzati a costo “ufficiale” per poi esser “scontati” fino al 50% del prezzo indicato sul cartellino così che l’ignaro acquirente entrava in possesso di merce contraffatta ritenendo invece d’aver fatto un affare.

L’intera attività investigativa è stata finalizzata ad arginare la commercializzazione di prodotti contraffatti che, per la loro illecita provenienza generano, una volta immessi sul mercato provocano un forte inquinamento dell’economia oltre che rilevanti danni e pericoli per gli acquirenti.
La normativa penale e processuale in materia di contrasto alla contraffazione e tutela del made in Italy è stata inasprita dalla recente legge n. 99 del 23 luglio 2009 che prevede, tra l’altro, la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, come ad esempio i locali, le attrezzature, gli automezzi e le apparecchiature.

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