“L’indignazione aumenta sempre di più anche in Italia e lo testimonia la grande partecipazione alla manifestazione di ieri della CGIL. L’indignazione aumenta perché il Governo ha deciso di abolire per decreto il diritto al lavoro, permettendo alle aziende di eludere contratti e leggi che difendono i diritti dei lavoratori, compreso l’articolo 18. Si estende a tutti i lavoratori il ricatto della precarietà”. Così l’esponente irpina di Sel Giuseppina Buscaino. “27 milioni di italiani – continua – sono indignati perché hanno votato per la ripubblicizzazione dell’acqua e vedono il Governo riproporre esattamente gli stessi articoli di legge basati sulla svendita dei beni comuni, articoli che cancellano l’esito referendario.
Un nuovo modello di sviluppo è possibile, un modello di sviluppo che garantisca a tutti una vita più umana. Dalla crisi si potrebbe uscire attraverso la riconversione economica e di uno sviluppo sociale basato sulla centralità dei saperi e dell’innovazione. IL governo invece continua a impoverire la scuola pubblica , l’Università e la ricerca e preferisce ascoltare la voce delle rendite baronali e dei profitti di aziende che si spostano per andare a sfruttare operai di altri Paesi. La responsabilità di tutto questo non è solo del Governo italiano, ma è una responsabilità europea, di una Europa che ha bisogno di inseguire il dogma del pareggio di bilancio, un Europa in cui la politica non c’è, ma al suo posto ci sono le agenzie di rating. Viviamo in un Europa in cui il numero dei poveri aumenta in modo drammatico. Bisognerebbe nazionalizzare le banche per rompere la spirale della speculazione finanziaria, un Europa in cui l’idea della cooperazione è morta e insieme ad essa anche il tema della giustizia sociale, un Europa attenta ai mercati di borsa che non fa i conti con le esigenze e i bisogni dei loro cittadini. La democrazia è morta. Non ha importanza cosa i cittadini scelgono per sé attraverso il voto perché si fa solo quello che le elitè finanziarie transnazionali, le stesse che hanno generato la crisi, decidono. Le stesse che vogliono far pagare il conto a noi giustificando così la privatizzazione della vita delle persone e della natura. Manca al Governo italiano la volontà politica di non far pagare ai cittadini e le prime conseguenze del decreto si vedranno sul trasporto pubblico locale in novembre. E’ necessario aprire una discussione pubblica nel Paese, è necessario cambiare il vecchio modo di fare politica. E se i cittadini anzichè allontanarsi dalla politica se ne appropriassero tutto potrebbe cambiare davvero.
C’è bisogno di una maggiore partecipazione. Se non lottiamo per fermare tutto questo, non ci sarà limite al peggio. Non facciamoci deprivare della sovranità popolare. Bisogna agire “ Se non ora quando?”.Intanto SEL ha organizzato una manifestazione nazionale a Roma il primo di ottobre. Partecipate”!!!
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