Pago del Vallo di Lauro – E’ una storia infinita quella che vede come protagonista il comune di Pago sciolto lo scorso 13 marzo per infiltrazioni camorristiche. Era stato lo stesso Ministro degli Interni Roberto Maroni a proporre al Consiglio dei Ministri lo scioglimento, a causa di “accertate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata”. La Prefettura di Avellino aveva precedentemente nominato una commissione ad hoc per valutare la sussistenza o meno di infiltrazioni camorristiche all’interno del Comune di Pago del Vallo di Lauro, verificando, di fatto, la natura illegale di alcuni adempimenti portati avanti dal Consiglio e non solo. Tutto ha avuto inizio nel mese di luglio quando i consiglieri comunali di minoranza rassegnarono in massa le dimissioni denunciando “strane manovre” relative al Puc all’epoca al vaglio del parlamentino. Poi una tregua tra maggioranza e opposizione e l’apertura al dialogo finalizzata a permettere l’approvazione dello strumento urbanistico, fondamentale per lo sviluppo del centro irpino. La situazione però precipitò nuovamente con l’aggressione subita dal capogruppo di minoranza Amato, le sue successive dimissioni e le dovute denunce al Prefetto.
Proprio contro il decreto del Vicinale l’amministrazione comunale ha presentato ricorso al Tar. Per domani è attesa la decisone del tribunale. E’ prevista inoltre per il prossimo 24 febbraio la decisione del Gup di Napoli in merito a 39 indagati, tra amministratori, tecnici comunali e componenti del clan Cava, accusati a vario titolo, dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea, di abuso d’ufficio aggravato dal metodo mafioso. La Dda accusa gli indagati di aver realizzato una speculazione edilizia in previsione della realizzazione del Puc, approvato dal consiglio comunale. All’interno dello strumento urbanistico alcuni tecnici comunali, secondo la Dda, avrebbero concesso in difformità alle regole licenze edilizie per la costruzione dell’abitazione del boss Biagio Cava.
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