Dalla dottoressa Patrizia Savino riceviamo e pubblichiamo: “Sono un sanitario in servizio presso l’ospedale di Ariano Irpino, struttura di eccellenza , da circa 24 anni ,dei quali 19 trascorsi in servizio esclusivamente al Pronto Soccorso e fino ad oggi in turnazione con la U.O.C. di Medicina. Credo di avere maturato una certa esperienza e abbastanza stress lavorativo da non conoscere in maniera approfondita le difficoltà , le incertezze e le pericolosità che crea questo lavoro , riuscendo quasi sempre a risolvere le problematiche che si sono presentate e si presentano ogni giorno grazie alla preziosa collaborazione delle figure professionali presenti nel nostro nosocomio e facendo sempre un lavoro di squadra. Dopo aver letto l’articolo comparso su Irpinia News del 7 Marzo u.s., confesso di avere avuto una immediata reazione di rabbia e risentimento, sentimenti che hanno lasciato quasi subito il posto ad una infinita amarezza .Sicuramente lo stato in cui versa la realtà sanitaria nelle nostre zone è sotto gli occhi di tutti e le colpe vanno ricercate sicuramente nelle scelte politiche compiute molti anni addietro e non solo di quelle operate negli ultimi tempi, ma nonostante questo noi operatori sanitari appartenenti alla ”stessa Asl “continuiamo con grossi sacrifici, come dei funamboli a garantire le prestazioni e a coprire turni di servizio rocamboleschi. Sono tra quelli che insieme ad altri colleghi di Ariano , in risposta alle difficoltà del presidio di S.Angelo de Lombardi , ha coperto turni di servizio nelle varie unità operative di competenza e in P.S., ricorrendo sicuramente all’istituto di prestazioni aggiuntive e quindi con innegabile vantaggio economico ma sottraendo tempo alle nostre famiglie, per potere superare le gravi difficoltà di ordine gestionale che presentava in quel momento storico il presidio su citato perché la filosofia dei nostri dirigenti è quella di affrontare e se necessario di combattere insieme perché mi hanno insegnato che uniti quasi sempre si vince. Evidentemente per altre realtà sanitarie appartenenti alla stessa “ASL “, il bene comune non fa rumore e viene messo in disparte rispetto al singolo beneficio. Credo che tutti i pazienti di questa ASL abbiano diritto alle medesime possibilità di accesso alle cure perché l’atteggiamento egoistico non cambierà certo lo status di questa nostra martoriata realtà e renderà, se possibile, ancora più difficile e complicato il nostro lavoro. Penso che oramai sarebbe ora di mettere da parte questi atteggiamenti di insulso campanilismo e cercare di collaborare perché alla fine l’unico risultato ottenibile è una sotterranea guerra tra professionalità che sicuramente presentano le medesime difficoltà lavorative senza alcun beneficio e un enorme danno per i pazienti che si vedono sempre più spesso negato il diritto sacrosanto di accesso alle cure. Sarebbe ora di mettere in campo tutti insieme le forze disponibili per esercitare una contrapposizione utile ed efficace, d’altronde le eccellenze sono distribuite tra i presidi, non è più tempo di vanagloria o di lamenti solitari ma è tempo di fatti concreti e di costruire un futuro certo per i nostri figli e chi ricopre ruoli istituzionali, nel momento in cui ha scelto di sedere al timone ha l’obbligo morale di migliorare e non di distruggere il futuro”.
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